"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Oh! My Three Guys

Oh! My Three GuysStoria buffa di tre amici, conviventi, quasi fratelli, tutti omosessuali. In pochi giorni si consuma il dramma della loro esistenza, di un colore di giorno - soprattutto per quanto riguarda i difficili rapporti familiari e nel mondo del lavoro -, di quello opposto una volta smessi i panni abituali. Nel delineare le personalità dei personaggi in gioco, risaltano le differenze psicologiche e caratteriali di ciascuno dei tre: Yu-hoi è un bonaccione che piace, sia ai numerosi partner che a un'assistente pubblicitaria che si è messa in testa di guarirlo dal suo difetto sessuale; Fa è frustrato, depresso, ha appena rotto con il fidanzato di sempre e non si trova bene con i colleghi; la situazione peggiore è quella di Kau, che dietro la facciata allegra e sbarazzina nasconde una terribile zona d'ombra.
Il 1994 si conferma come l'anno del cinema di Hong Kong a tematica omosessuale: il trend, dovuto agli ottimi riscontri - critici e soprattutto economici - di The Wedding Banquet di Ang Lee, comprende tanti film simili (How Deep Is Your Love, I Wanna Be Your Man!, He and She), oltre a questo dramma travestito da commedia (ripulita da ogni possibile accenno scabroso o erotico), Oh! My Three Guys, diretto da Derek Chiu. Il problema di questo sotto-filone tematico è la compresenza insistita di stereotipi e preconcetti, ai limiti del razzismo1, con macchiette come protagonisti e morali discutibili (quella ricorrente, presente anche in questa circostanza, per uno dei tre segmenti, è che in fondo basta una brava ragazza per raddrizzare le cose e far tornare normale un omosessuale). Nella confusione di una realizzazione tecnica appena sopra l'ordinario spicca la drammatica colonna sonora di Tats Lau, che sottolinea con garbo il pathos dei cambi di intensità. Va meglio sul versante attori, con Lau Ching-wan che rappresenta bene l'uomo medio hongkonghese (di metà anni novanta), amabile nonostante i difetti, Wu Chien-lien e Dayo Wong sprecati e non necessari, e uno straordinario Eric Kot, stralunata maschera tragica che piange e ride, convincente, alla stessa maniera. Il tocco di un piccolo autore come Derek Chiu è nel tratteggio del delicato intreccio di storie tangenti, con uno sguardo non banale all'amicizia virile, sequenze divertenti in qualche modo intertestuali - dei tre amici uno è pubblicitario, uno sceneggiatore (ovviamente di Cat. III e prodotti simili), uno comparsa a tempo perso - e qualche momento rarefatto di sincera commozione.

Note:
1. Nel giudizio bisogna però tenere conto che fino alla depenalizzazione nel 1990 il sistema legale cantonese considerava l'omosessualità ancora come reato. In una simile ottica anche prodotti commercialmente derivativi e non privi di clichés possono, seppure in misura minima, risultare atti di coraggio al di fuori da un'industria con il paraocchi.

Hong Kong, 1994
Regia: Derek Chiu
Soggetto / Sceneggiatura: Raymond To
Cast: Lau Ching-wan, Eric Kot, Dayo Wong, Wu Chien-lien, Charine Chan

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