"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Once Upon a Rainbow

Once Upon a RainbowTien Hwei ha un sogno nel cassetto, entrare a far parte del mondo dello spettacolo. Si iscrive ad un corso di canto, ballo e recitazione e lì conosce diversi nuovi amici, alcuni talentosi, altri meno dotati, oltre a Chang, oggetto del desiderio con cui allaccia una relazione complessa. La ricca Angie, che sta vivendo un momendo difficile - il divorzio del padre libertino, che spesso è fuori città -, vive sulla sua pelle l'entusiasmo della sua migliore amica e cerca di mascherare la propria graduale caduta verso un baratro psicofisico senza ritorno.
Once Upon a Rainbow è un piccolo dramma che dopo l'inizio idilliaco abbandona senza troppi rimpianti la facciata da commedia generazionale e abbraccia il docudramma con riferimenti socialmente impegnati (gli stupri e le percosse; la discoteca, il canto-pop e il cinema come unici svaghi; la minaccia della droga; le ambizioni disilluse; la degenerazione delle ragazze prive di riferimenti familiari). La sceneggiatura - due nomi illustri su quattro - è talmente intertestuale e appassionata da far sospettare che sotto sotto ci possa essere qualcosa di autobiografico. E' un buon documento, oggi più di ieri, per riscoprire e comprendere una pratica allora molto attuale e in tempi recenti passata di moda come i corsi per aspiranti artisti patrocinati dalle emittenti televisive - dietro la sigla Hong Kong Television si nasconde, riconoscibilissima dietro un logo mal camuffato, la TVB - da cui sono nate gran parte delle stelle attualmente in circolazione. La comparazione dei tempi porta a galla gli ideali della generazione nata negli anni '60 - quando la massima ambizione delle ragazze era diventare hostess d'aereo - e adesso ai limiti della maturità.
La pellicola va inquadrata in un contesto più ampio che prevede i giovani arrabbiati e insicuri di inizio anni '80 e prosegue con il coevo fugace trend melodrammatico nel segno della nostalgia. Rozzo, emotivamente asciugato, ansioso di arrivare al dunque (anche a costo di sembrare in più punti un filmino tra amici poco più che amatoriale, specie quando si inserisce l'esplicita colonna sonora): Once Upon a Rainbow mette insieme un'infinità di situazioni, anche non necessarie, e solo per lo sforzo e l'energia profusi emana sincerità e coinvolge. Nonostante la fastidiosa tendenza a paternalizzare e la patina retorico-didattica di certi momenti edipico-surreali. I giovani attori, alla prese con una (minima) variazione sul tema di Saranno famosi, al contrario delle loro controparti filmiche non avranno grande successo. Con un paio di eccezioni di rilievo: in particolare il giovanissimo Andy Lau, al secondo film da comprimario dopo Boat People.

Hong Kong, 1982
Regia: Ng Siu Wan
Soggetto / Sceneggiatura: Hai Chung Man, Oh Hong Kiu, Liu Man Sang, Wong Kar-wai
Cast: Patricia Chong, Jing Yee, Chui Git, Wong Cho Shut, Andy Lau

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