"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Only Fools Fall in Love

Only Fools Fall in LoveVincent Kok è tra i più sottostimati prodotti della nuova generazione di autori del cinema cantonese: non pago del suo ruolo defilato, si mette a scrivere con continuità, a produrre e a dirigere. Only Fools Fall in Love, sua prima prova dietro la macchina da presa, è emblematico del suo stile e delle sue pulsioni artistiche. Kok predilige atmosfere garbate in contesti lievi e ironici. La sua dote principale è proprio la levità della mano, con cui sa intrappolare il pubblico convincendolo della bontà della proposta. Il regista sta seguendo, soprattutto nelle regie, un percorso lineare, ben preciso, facilmente riconoscibile: neanche il sodalizio con la demenzialità di Stephen Chiau è riuscito a spezzare questo filo continuo.
Con l'aiuto della sceneggiatrice Erica Lee, Kok inventa una storia d'amore in un passato remoto, dove il ricco Chiu Ford, avaro e spietato, deve prendere una botta in testa e rincretinirsi per scoprire il significato dell'amore. Sua preda, al tempo stesso carnefice e angelo del focolare, è Dee (Wu Chien-lien): a lei il compito di irretire, con la sua bellezza e con il suo indiscutibile savoir faire, lo spettatore riottoso, poco convinto dalla cialtroneria di un Lau Ching-wan scatenato. Alla fine, inutile dirlo, vince Kok con il suo spirito popolare che fa presa su chiunque e senza scontentare nessuno appioppa qualche graffio intelligente portando a casa un incasso di tutto rispetto, probabilmente più di quanto si potesse sospettare alla vigilia. Perché il maggior pregio di Kok è che sa coniugare velleità artistiche e esigenze commerciali, per la gioia del mecenate Johnnie To, che produce senza dover faticare troppo.
Storia esile, che rimanda al melodramma d'amore più classico (con un titolo mutuato da una commedia degli anni cinquanta, il film coniuga A proposito di Henry e God of Gamblers), racconto di sentimenti puri e forti, capaci di andare oltre ogni ostacolo, ma soprattutto di diversità che convergono senza troppi buonismi. L'idiot savant è, come Dustin Hoffman in Rain Man (inevitabile lo scimmiottamento), un concentrato di simpatia e di capacità ben nascoste. Cambiando continuamente tono, la narrazione si focalizza sul suo protagonista, ma non lascia sulle spalle di un solo interprete lo sforzo di sostenere l'intero lavoro, bensì ne rapporta difficoltà e progressi coinvolgendo chi gli sta vicino in maniera attiva. E' il caso della bella Dee, ma anche e soprattutto del padre di lei, un mascalzone da quattro soldi cui il veterano delle arti marziali Yuen Wah offre la propria maschera. Pot pourri di generi e trovate, Only Fools Fall in Love non rinuncia a nulla pur di intrattenere, mescolando umori e esperienze apparentemente inconciliabili. Non solo una love story, dunque, ma anche un bildungsroman, dove ogni tanto spuntano a sopresa elementi antitetici: combattimenti ottimamente coreografati, lezzi di bassa lega, parodie scatenate (la sfilata di moda o il quiz per determinare chi tra i due fratelli rivali sia il folle) e momenti di forte tensione emotiva.

Hong Kong, 1995
Regia: Vincent Kok
Soggetto / Sceneggiatura: Erica Lee, Vincent Kok
Cast: Lau Ching-wan, Wu Chien-lien, Yuen Wah, Dayo Wong, Billy Lau

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