"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Option Zero

Option ZeroPer il suo debutto da regista Dante Lam sceglie la strada più facile, seguendo lo stesso percorso del suo mentore Gordon Chan e propendendo per un action movie tutto muscoli su squadre speciali e missioni eroiche. Comuni denominatori del filone i poliziotti intraprendenti organizzati in corpi para-militari, abilissimi nel combattimento e pronti a tutto nel confronto quotidiano con la criminalità organizzata. Dante Lam aggiunge al latte già versato qualche ingrediente in più, per intorbidire l'impasto e renderlo particolare. Non solo il difficile rapporto dei soldati con le proprie famiglie - due gli esempi proposti: un marito che trascura la moglie e un giovane poliziotto alle prese con i problemi della convivenza -, ma anche il cameratismo melodrammatico tra membri di sesso opposto (che finisce configurato come storia d'amore unilaterale, impossibile da concretizzare).
Scadente sin dalle prime battute Option Zero è purtroppo lacunoso nel tentativo di osmosi tra cuore e testosterone. Perdipiù è molto poco incisivo sul piano spettacolare: storia prevedibile, personaggi annacquati, sottotrame di scarso spessore, esecuzione tecnica rivedibile. Dante Lam si focalizza su un solo carattere, interpretato da Julian Cheung, e appena può allarga la visuale al macrocosmo che lo circonda: la sua amicizia con il più maturo collega con Anthony Wong (e il dolore dopo la caduta in missione dell'uomo), la sua relazione con la bella Carman Lee, il suo rapporto di stima con i colleghi, tra cui una donna che segretamente, ma non troppo, ne ammira le qualità. I cattivi stavolta sono sud coreani, ma non si capisce perché dovrebbero essere nemesi pericolose viste le poche inquadrature di loro spettanza. A un certo punto, complici un montaggio tanto veloce da non far capire niente e una recitazione prossima allo zero assoluto, si finisce per credere che le sequenze d'azione, le sparatorie e i colpi di scena non siano importanti, ma solo un complemento, un orpello di raccordo tra i diversi cambi d'umore dei protagonisti. I quali, non avendo il fisico per il ruolo da super macho (strano ma vero, si sente la mancanza di Michael Wong, che si presta solo per un cammeo), si limitano a impugnare la pistola e a nascondersi dietro qualche riparo, aspettando fiduciosi che la pioggia di proiettili cessi da sola.
Il problema è che anche la caratterizzazione dei personaggi, perfetti incompiuti caratterizzati in maniera infantile, è raffazzonata: un lavoro grossolano che priva narrazione e dialoghi di credibilità. Certi siparietti sono sintomo di ingenuità disarmante, di scarsa personalità e dell'incapacità di affrontare argomenti profondi in maniera diretta.

Hong Kong, 1997
Regia: Dante Lam
Soggetto / Sceneggiatura: Chan Hing-kar
Cast: Julian Cheung, Carman Lee, Anthony Wong, Monica Chan, Ching Fun

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