"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Para Para Sakura

Para Para SakuraStrano oggetto, Para Para Sakura, un mix di mélo, musical (rétro) e commedia. Ossia il wenyi pian elevato ad una forma colorata e (post)moderna. Aaron Kwok e Cecilia Cheung, innamorati per caso a Shanghai, anche se lei, figlia di un industriale facoltoso, è già stata promessa a un ricco rampollo giapponese. Lui è invece un ballerino con un grosso difetto alla vista che gli impedisce di vedere i colori e insicuro nonostante sia molto attraente. Non manca il giusto contorno di amici simpatici, di genitori repressivi e di ostacoli da superare. Visto nell'ottica dell'esperimento, è giustificabile l'andamento ingenuo e poco originale, ma le intenzioni non sono palesate e il disappunto fa capolino dopo mezz'ora di banalità. Sembra quasi che il regista non sappia bene come lavorare la materia che ha a disposizione, costantemente in dubbio sul da farsi: abbandonarsi del tutto al lato musicale oppure proseguire sulla strada del melodramma con i toni seriosi che si addicono al genere?
Non mancano gli elementi spettacolari, le coreografice intriganti, le location ben fotografate e qualche intermezzo curioso (le giacche pacchiane di Kwok; il look tardo hippy della Cheung). E' il caso, di un'allegra scena in strada, molto teatrale, che parte da un incidente d'auto e si trasforma in un balletto a base di percussioni. E' l'incrocio di almeno tre culture: quella giapponese - la moda del momento, colonna sonora danzereccia compresa -, che irrompe nel finale in maniera plateale; quella cinese, con rimandi alla tradizione dell'opera e delle arti marziali (divertenti i balletti studiati come duelli quando solitamente avviene il contrario) e quella occidentale. Ne consegue un quadro esagerato, cromaticamente esasperato, volutamente abbagliante. Decisamente stonati sceneggiatura e dialoghi, che ripropongono la solita love story impossibile, niente di più di una fiaba a lieto fine. Anche per via dell'ovvietà di certe caratterizzazioni tagliate con l'accetta: la ragazza ricca e ingenua; il bell'aspirante immaturo ma buono; il promesso sposo comprensivo; l'amico del cuore sfigato; l'innamorata segreta. La melassa, nonostante le buone intenzioni, conferma l'ego spropositato di Ma, il quale nutre un'alta stima di sé (che i suoi prodotti però non giustificano). Qui cede all'edonismo dell'auto-citazione (da Fly Me to Polaris) che fa sorridere per la superbia.

Hong Kong, 2001
Regia: Jingle Ma
Soggetto / Sceneggiatura: Susan Chan
Cast: Aaron Kwok, Cecilia Cheung, Yuki Han, Tan Khen Seong, Nishimura Kazuhiko

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