"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

People's Hero

People's HeroLa seconda metà degli anni ottanta ha riservato grandi sorprese agli amanti del noir hongkonghese, anche e soprattutto per una serie di outsider che a posteriori paiono assolutamente imprescindibili. Tra questi merita una menzione il secondo film di un attore dal talento multisfaccettato quale Derek Yee (anche sceneggiatore, produttore e direttore della fotografia). People's Hero, del 1987 non va apparentemente oltre il solito remake in chiave personale di un successo americano (Quel pomeriggio di un giorno da cani di Sidney Lumet, 1975, con Al Pacino rapinatore di banche). A ben guardare il cinema cantonese di questo periodo ricorda non poco quello americano degli anni settanta, altrettanto ricco di sfumature, ispirato e non meno politicizzato. Nasce in questo modo la rapina per caso (una pistola caduta da un sacchetto di carta bagnato) e la situazione di stallo (il veterano non riesce a fuggire e impedisce ai pivelli di costituirsi) scaturisce dallo stesso meccanismo per cui il melodramma silenzioso è interrotto bruscamente dallo shock brutale, fino all'epilogo truculento.
Come nell'originale, tratto da un vero fatto di cronaca, ci sono due rapinatori (l'epilettico Raymond Wong e Tony Leung Chiu-wai, la cui giovinezza fa pensare che il film possa essere stato girato prima del 1987) che prendono in ostaggio, quasi senza volerlo, una decina di clienti di una banca poco prima della chiusura. Provvidenziale l'intervento di un pericoloso criminale, Sunny Koo - latitante, ha alle spalle un duplice omicidio ai danni di due poliziotti che lo inseguivano -, che prende in mano le redini del gioco e tiene sotto controllo la situazione, innescando una serrata contrattazione con le forze dell'ordine. Dall'altra parte della barricata ci sono infatti due uomini, il capitano Chan, che tiene prima di tutto alla sicurezza dei prigionieri, e il suo cinico superiore (Paul Chun, abituato a indossare simili, scomodi, panni), che vuole a tutti i costi stanare i tre assediati.
Ambientato per il novanta per cento dei suoi ottanta e passa minuti tra le quattro mura della banca, con sporadici stacchi in esterno per rappresentare la risposta (psicologica) dei poliziotti (gli assedianti), il film non soffre mai negli spazi angusti che volutamente tende a crearsi. Classico più che mai, è un fragoroso richiamo alla prima New Wave, per pulsioni, temi e forza iconografica. In un contesto così poco caratterizzato, sobrio, emerge per forza il carattere dominante di un splendido Ti Lung, rapinatore a suo modo gentiluomo. Il cast di comprimari è di altissimo livello: Leung Chiu-wai porta a casa una candidatura come miglior non protagonista agli Hong Kong Film Award, mentre la veterana Elaine Kam vince la statuetta nella medesima categoria. Yee conosce i tempi del suo dramma e frammenta l'attenzione su tutti i personaggi di secondo piano, aiutato in questo dalla varietà e dall'intertestualità di alcuni dialoghi: gli avventori della banca sequestrati sono infatti simbolo di un'umanità mista, che passa dal ricco uomo d'affari con moglie importata dalla Cina alla coppia madre-figlia che non si amano, dalla guardia pakistana che nutre forti dubbi sul prossimo 1997 al ristoratore forse affiliato alle triadi ma tutto sommato codardo.

Hong Kong, 1987
Regia: Derek Yee
Soggetto / Sceneggiatura: Derek Yee, Lee Bak Ling
Cast: Ti Lung, Tony Leung Chiu-wai, Ronald Wong, Tony Leung Ka-fai, Elaine Kam

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