Plighted Lovers

Scritto da Valentina Verrocchio. Postato in FILM

Plighted LoversYi-min è molto bella e benestante, adulata, finanziata e coperta di regali da un padrino dai costumi molto dubbi. Ka-chiu, giovane medico, la corteggia, silenziosamente e con molto garbo; il giorno in cui Yi-min sviene durante una festa, Ka-chiu la soccorre e le dà dei medicinali e da quel momento in poi le sue visite diventano regolari. Nel frattempo nella casa piccolo borghese dello zio materno nella quale vive Ka-chiu, torna la cugina da un lungo viaggio e nel festeggiarla, molti notano che lei e Ka-chiu fanno una bella coppia. Lo zio di Ka-chiu decide anzi che il nipote e sua figlia si sposino; Ka-chiu si oppone e lui lo prende a schiaffi. Siccome anche Yi-min si trova in brutte acque dato che il padrino, geloso di Ka-chiu, ha preso a trattarla con disprezzo, Ka-chiu e Yi-min colgono l'occasione e sentendo di aver bisogno l'uno dell'altra lasciano i loro rispettivi ambienti soffocanti e vanno a vivere insieme. Quelli che seguono sono giorni di serenità e felicità. Giorni che durano poco però, perché lo zio di Ka-chiu è deciso a riprendersi il nipote a tutti i costi, e per riuscirci deve ovviamente allontanare Yi-min...
Plighted Lovers, di cui praticamente Remorse di Chor Yuen è, un po' scorrettamente, un remake plateale, solo più ricco e cerebrale, gode di un raro equilibrio ammaliante e coinvolgente, tra l'ottimo lavoro del cast e la regia di Chan Man, pulita e attenta a non rivelare mai troppo prima del previsto e a seguire i personaggi sia sul piano visivo che su quello più intimo delle loro riflessioni, tramite un uso misurato della voce fuori campo. Patrick Tse Yin è impeccabilmente bravo. La sua fisicità viscerale, imponente e dolce viene usata per definire il ritmo delle passioni e sebbene le voci fuori campo siano sempre quelle femminili, e alle protagoniste è dato un grande spazio, è con Patrick Tse che viaggia la cinepresa, è con le sue emozioni che si altera la colonna sonora (la dice lunga il rientro di Ka-chiu a casa a testa bassa e pugni tesi, ancora seguito da una musica in fermento dopo l'affronto umiliante ed estremamente derisorio subito dal padrino di Yi-min: l'ambiente domestico in cui la colonna sonora e Patrick Tse irrompono febbrili è fermo e gelato, dominato dalla presenza dello zio irremovibile che pretende spiegazioni per l'ennesimo ritardo). Quando la sua relazione con le due protagoniste non è ancora ben definita, nel mostrarlo in abito da sera, addormentato su una poltrona mentre veglia Ka Ling malata, sorvolandolo con un'inquadratura volante che sembra quasi un soffio del tempo, il personaggio di Patrick Tse, elegante, delicato, dolcemente assopito e in balìa di un futuro incerto, diventa tuttuno con la tecnica di Chan Man. Indimenticabile la scena delle banconote lanciate con rabbia totale addosso a Ka Ling, notevole il modo in cui Tse Yin è capace di passare da uno stato pacato e apparentemente passivo, a una rabbia avventata, montante e inarrestabile che travolge tutto senza mai cedere a manierismi di sorta. Certo, anche Kong Suet è brava, vagamente somigliante a Jeanette Lin Cui, impegnata in un ruolo che sembra marginale (lei è la cugina timida e acerba che Ka-chiu non vuole sposare), in sordina invece risolve l'intero film. Patsy Ka Ling è una regina, una bambolona affascinante e melodrammatica, forse non bravissima, ma anche lei decisamente d'effetto (in quegli anni Ka Ling faceva coppia fissa con Patrick Tse anche nella realtà, fino a quando non sposò un architetto di Singapore ritirandosi dalle scene). E il personaggio dello zio, interpretato dal regista Lo Tun è molto efficace, cattivo come una furia, bloccato nei sentimenti dal suo voler esercitare a tutti i costi un'autorità patriarcale che non ha senso. Ancora una volta, diversamente dal cinema mandarino in cui contrariare l'autorità porta risultati disastrosi, con Plighted Lovers viene messo in scena il rispetto per gli anziani i quali però non hanno potere assoluto sui giovani. I quartieri di Hong Kong che parlano cantonese, indipendentemente dal ceto, tra sogni da realizzare e situazioni incresciose da contenere, si emancipano. E c'è una differenza tra la modernizzazione del cinema mandarino che ha aspettato fino agli anni settanta per tradursi in violenze e sessismi, e ciò che è invece una progressiva e ragionevole emancipazione.

Hong Kong, 1961
Regia: Chan Man
Soggetto / Sceneggiatura: Yeung Bing Hak
Cast: Patrick Tse, Patsy Ka Ling, Kong Suet, Lo Tun

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