Prince of Thieves

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in FILM

Prince of ThievesCon Prince of Thieves un regista relativamente inesperto come Luk Bong sfrutta il suo apprendistato al fianco di Mok Hong-see, pionere cantonese del cinema avventuroso. In una situazione di precariato produttivo dirige un piccolo kolossal fantasy a base di ladri gentiluomini, guerriei arroganti, principesse da sposare e preziosi manufatti dai misteriosi poteri magici.
Il reggente del regno della Luna ha indetto una gara per decidere il degno sposo della figlia, la bella principessa Coral. Bacha, il pretendente più accreditato, tremendamente assetato di potere, non esita ad avvelenare amorte il principe di Kam pur di espandere la propria influenza. L'unico ostacolo sulla sua strada è costituito da un bandito, Hung Fong, che come Robin Hood ruba ai ricchi per dare ai poveri. Indeciso sul vincitore e futuro sposo della primogenita, il re chiede ai concorrenti - ci sono anche un egiziano effemminato, un cowboy vestito da torero, un balbuziente divoratore di angurie e tunica e un nobile arabo attempato ma sicuro del fatto suo - di portare come pegno un oggetto dai poteri fatati. Bacha e la sua mela incantata, con cui sveglia dal sonno eterno la principessa (intossicata da una damigella di corte, innamorata di Bacha), non reggono il confronto con il cavallo volante esibito da Hung Fong. Bacha, smascherato per il precedente omicidio, rapisce la principessa, uccide la cortigiana che lo ha aiutato a fuggire di prigione e scappa in groppa all'equino alato: Hung Fong monta prontamente su un tappeto volante e, raggiunto il nascondiglio del nemico, ne vendica le malefatte in un ultimo letale duello all'arma bianca.
Al di là delle manifeste limitazioni economiche Prince of Thieves è un'esperienza psichedelica dove inventiva, scrittura libera da inibizioni e creatività si incontrano e si librano nel limbo in cui tutto è possibile. Non stupiscono allora gli accostamenti pacchiani, i costumi marchianamente bizzarri - il buono sembra un cavaliere medievale, il cattivo un legionario romano -, gli improvvisi rovesci comici - uno dei personaggi, avaro fino alla morte, porta appesa alla cintura una piccola cassaforte a mo' di portafoglio -, e le incongruenze realizzative - scenografie visibilmente dipinte a mano, oggetti fuori tempo e fuori luogo, personaggi che entrano ed escono di scena con eccessiva autonomia -, che senza appesantire la trama riescono anzi a regalarle spessore e capacità di intrattenimento. In più la parentesi romantica è abilmente intarsiata di lunghi momenti musicali, perlopiù duetti, in cui i protagonisti possono sbizzarrire la propria espressività canora e intavolare un discorso sentimentale portante da non sottovalutare. La possibilità di riciclare attori e materiale di scena, complice una discreta accoglienza del pubblico (convinto alla visione dal fatto che la fonte di partenza è un'omonima commedia teatrale di successo interpretata da Ma Sze-tang), porta il regista a replicare a brevissima distanza con una seconda parte che condivide con il prototipo più elementi di un semplice sequel.

Hong Kong, 1958
Regia: Luk Bong
Soggetto / Sceneggiatura: Lee Yuen Man, Poon Cheuk
Cast: Ho Fei-fan, Mui Yee, Lam Kau, Au Yeung Gim, Lee Bo Ying

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