"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Raped by an Angel 3: Sexual Fantasy of the Chief Executive

Raped by an Angel 3: Sexual Fantasy of the Chief ExecutiveLa spregiudicatezza è una dote riconosciuta del cinema di Hong Kong, che sin dai suoi primordi può vantare la scorrettezza politica tra i suoi pregi. Difficile riscontrare in altre cinematografie, infatti, la stessa freddezza nell'affrontare argomenti scomodi quali lo stupro. Wong Jing, da sempre abile speculatore di ogni possibile trend, non si è lasciato sfuggire, nel 1993, la possibilità di lucrare sul fenomeno in questione, commissionando a Andrew Lau Raped by an Angel. Messo da parte il progetto per un po', Wong lo tira fuori dal cassetto dopo alcuni anni e propone al nuovo braccio destro Aman Chang la regia di un seguito, Raped by an Angel 2: The Uniform Fan. Il regista risponde con orgoglio, mostrandosi all'altezza della situazione e proponendo un lavoro ironico, capace di mescolare pulsioni voyeuristiche e un'ironia molto sottile.
Contro le aspettative, il secondo sequel, Raped by an Angel 3: Sexual Fantasy of the Chief Executive, sempre diretto da Chang, si attesta su un livello di mediocrità inatteso. Un thriller patinato che adotta lo stile video-clip senza la necessaria personalità per distinguersi da decine di titoli dozzinali tutti troppo simili. Il presunto sottotesto politico - il papabile capo del governo soffre di disturbi sessuali e viene accusato di stupro ai danni della sua segretaria -, direttamente ispirato al polverone Clinton / Lewinski, è una bolsa reinterpretazione del peggior cinema di uno Zalman King qualsiasi, tutto fumo e niente arrosto. Mancano i contenuti, manca soprattutto una sceneggiatura decente: i continui colpi di scena nel finale non cancellano più di un'ora di noia. Non c'è traccia delle sequenze piccanti che dovrebbero caratterizzare una pellicola di questo tipo: le attrici protagoniste, Pinky Cheung e Angie Cheung, ammiccano ma non seducono lo spettatore. Non trova spazio neanche l'ironia graffiante che rendeva divertente il film precedente: il poliziotto Simon Loui, pornofilo acuto quanto Sherlock Holmes, non riesce a impressionare. Per di più la recitazione è pedestre: passi pure Alex Fong che nel solito scimmiottamento di Richard Gere cerca di darsi un tono da attore compassato, ma Kenix Kwok e le due Cheung sono suppellettili statiche prive di mordente.

Hong Kong, 1998
Regia: Aman Chang
Soggetto / Sceneggiatura: Law Kam Fai
Cast: Alex Fong, Pinky Cheung, Simon Loui, Angie Cheung, Kenix Kwok

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