"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Raped by an Angel 4: The Raper's Union

Raped by an Angel 4: The Raper's UnionVisti gli scarsi risultati, sia artistici sia soprattutto economici, del terzo episodio di quella che a sorpresa è diventata una serie discretamente popolare, il produttore Wong Jing decide di scendere in campo in prima persona e di prendere personalmente in pugno le redini di Raped by an Angel 4: The Raper's Union, sfiduciando indirettamente il discepolo Aman Chang. Come rimettere in carreggiata una macchina che sta sbandando pericolosamente? Semplice, una leggera sterzata e un bel colpo di acceleratore: ovverosia il ritorno dell'eroina Athena Chu, poliziotta colpita negli affetti nella seconda puntata, cui si affianca un volto nuovo, quello dell'emergente Nick Cheung. Protagonista assoluta è però la sexy Suki Kwan; con lei una serie di starlette più disposte a concedersi all'obiettivo, come Sherming Yiu e Yeung Fan. Rivoluzione anche in casa cattivi, con l'ingresso del maniaco per eccellenza, Ben Ng spalleggiato da due violentatori appena evasi dal carcere. Le guest star Anthony Wong e Yuen King-tan completano il nutrito cast aggiungendo il necessario pizzico di humour (rancido).
A dispetto di tanta premessa, la storia però non varia granché: ci sono sempre il Bene (una scrittrice e due poliziotti) e il Male (tre stupratori, uniti dalla causa comune), contrapposti in una battaglia all'ultimo sangue. In mezzo ci saranno vittime, testimoni, complici e spettatori super partes. E anche tanti riferimenti ipertestuali e metacinematografici, da Scream a Il silenzio degli innocenti (il personaggio di Anthony Wong: un serial raper in pensione che per sbarcare il lunario fa il proiezionista in un cinema porno). Cosa può interessare d'altro al pubblico? Il sesso. E quindi era logico aspettarsi molte più situazioni di nudo rispetto ai precedenti lavori: in questo senso Raped by an Angel 4: The Raper's Union è la più esplicita delle pellicole della serie, quinta (prossima ventura) compresa.
Storia risaputa, personaggi sterilmente caratterizzati: un simile costante déjà-vu parrebbe voler privilegiare quindi un approccio grottesco, che metta in primo piano i cattivi e ne analizzi le perversioni. Ottima l'idea di un team di mostri, compatto, addestrato e pronto a tutto: L'ironia non può colpire troppo i tre - ne sminuirebbe la pericolosità -, né può prendere eccessivamente a bersaglio la coppia di eroi Kwan / Cheung. Tolti quindi i succitati Anthony Wong, che pare divertirsi per davvero, e Yeun King-tan (salvata in un momento clou da un seno finto che le evita una coltellata), non ci sono sufficienti controparti su cui scaricare la tensione. Per questo motivo la pellicola soffre di uno squilibrio emotivo che alla fine dei conti ne sbilancia le potenzialità: né thriller a tutto tondo, né farsa riuscita, questa nuova incursione nel rape & revenge finisce per soddisfare poco anche gli amanti del kitsch e del cattivo gusto.

Hong Kong, 1999
Regia: Wong Jing
Soggetto / Sceneggiatura: Wong Jing
Cast: Nick Cheung, Suki Kwan, Ben Ng, Ko Sheung-wai, Yeung Fan

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