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Raped by an Angel 5: The Final Judgement

Raped by an Angel 5: The Final JudgementL'unione fa la forza: se nel quarto episodio, diretto da Wong Jing, erano gli stupratori a formare un team, in Raped by an Angel 5: The Final Judgement, il cui titolo implicherebbe la chiusura definitiva della serie, sono le vittime che per vendicarsi mettono insieme una task force investigativa. Guidate da una brillante psicologa, le ragazze - hanno subìto tutte un atto di violenza carnale - si mettono sulle tracce di un serial raper che ha colpito la figlia di una vecchia aristocratica. Il titolo cinese, Uniform Seduction 2: Underground Court, sottolinea come il legame sia più con il secondo episodio della serie che con il quarto, da cui infatti è emotivamente slegato.
La regia passa da Wong a un altro esperto di thriller sordidi, Billy Tang, cui si richiede una direzione vitale in grado di shockare il pubblico ma anche e soprattutto di coinvolgerlo. In questo senso l'operazione è più simile alla terza puntata che non a tutti gli altri episodi: Tang elimina ogni ironia e la butta sul dramma psicologico. La sua regia è funzionale, forse troppo schizofrenica quando adotta inquadrature sbilenche e piani sequenza insistiti. Spiccano il montaggio elegante di Marco Mak e la colonna sonora di Henry Lai.
A sorpresa Raped by an Angel 5: The Final Judgement rinuncia in larga misura agli effettacci e alla morbosità di fondo. Niente più ammiccamenti espliciti, pressoché totale assenza di nudo, minore insistenza sulla patina da softcore di periferia. Ma Tang conosce il suo mestiere e preferisce agire a livello inconscio: sa di avere a disposizione materiale umano di discreto interesse e lo sfrutta con intelligenza, alternando spazi e sottolineature. Kelly Lin, Gigi Lai e Pinky Cheung sono il valore principale e anche lo scarso tatto con cui alcune di loro sono mandate al macello rientra in un gioco di rispetto reciproco tra regista e attrici. Ma la serie costituisce soprattutto una grande occasione di mettersi in mostra per i cattivi: rispetto agli stupratori visti in azione in precedenza Jimmy Wong è il meno convincente e si salva solo grazie ad una certa baldanza fisica.
L'approccio schematico al genere mette in risalto una struttura rozza ma efficace, che configura la pellicola secondo i canoni e la grammatica del serial thriller. Non si capisce a questo punto perché non si sia voluto giocare sulla sorpresa, sull'indagine, sulla progressiva consapevolezza dell'identità del mostro. Perché il grosso problema è che Tang rovina ogni possibile partecipazione del pubblico, svelando quasi subito il volto del colpevole, e non fornendo neanche, nel rocambolesco epilogo, una soluzione plausibile. Mossa controproducente, visti i miseri incassi e il giudizio negativo della platea, di cui è facile comprendere i dubbi.

Hong Kong, 2000
Regia: Billy Tang
Soggetto / Sceneggiatura: Cheng Kim Fung
Cast: Gigi Lai, Kelly Lin, Anita Lee, Pinky Cheung, Li Fei

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