"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Reincarnation of Golden Lotus

Reincarnation of Golden LotusNella Cina Continentale e socialista una giovane e promettente ballerina viene adescata da un quadro di partito, e siccome reagisce viene mandata in rieducazione a lavorare in una fabbrica con l'accusa di essere una sporcacciona. Tutti la trattano male, e lei è attratta da un operaio e commette il gravissimo errore di fargli un regalo. Viene condannata e criticata pubblicamente per aver sperperato per fini immorali le risorse della comune della quale fa parte, e l'operaio viene costretto a testimoniare contro di lei, motivo che la costringe a cambiare di nuovo città, comunità e mestiere. Mentre vende cibarie per la strada viene adocchiata da un piccolo commerciante cantonese, che ingenuamente le propone di sposarlo. Lei accetta, e il giorno del banchetto di nozze scopre che l'autista di suo marito è l'operaio di cui era anticamente innamorata. Da qui il precipizio...
Che succede quando due donne non convenzionali si mettono a scrivere e a dirigere una sceneggiatura misantropa? La risposta è Reincarnation of Golden Lotus, uno dei film di Clara Law quando aveva già chiaro di volersi sperimentare in qualcosa di astratto, ma era ancora costretta dall'industria di Hong Kong e dai (pochi) fondi a sua disposizione a girare pellicole convenzionali, che nascondevano un cuore ardente, appuntito e spietato (anche Farewell China, di gran lunga superiore, è così, porta questo germe di follia sperimentale). Tutto quello che riguarda la trama è messo in scena alla svelta, grossolanamente e senza pretese di verosimiglianza, facendo ciò che di mediocre c'è nel film. All'interno di questa intelaiatura molto superficiale poi però ci sono tanti momenti, francamente e artisticamente bestiali, in cui l'obiettivo sembra essere quello di mostrare tutte le fobie, i complessi meschini e le deficienze comportamentali dei maschi, mettendo ben in chiaro con l'allaccio alla novella antica di Golden Lotus che si tratta non di una magagna dei tempi che corrono, ma della natura atemporalmente irrimediabile degli uomini, spiattellandone davanti all'obiettivo ben tre tipi diversi (Eric Tsang l'uomo buono e ingenuo, Wilson Lam il servitore puro, vigliacco e limitato, Tan Lap Man l'effeminato disinibito e corrotto) e non lasciando a nessuno nemmeno un briciolo di dignità, ora caricaturando (Eric Tsang e i suoi pensieri provinciali per gestire una moglie), ora drammatizzando (la storia tra l'autista e la padrona), ora eccedendo (la scena della festa). Joey Wong (una specie di Lori Del Santo orientale, stesso fascino malaticcio, stesso losco retaggio...), sebbene abbastanza inespressiva, in questo contesto funziona perfettamente, limitandosi ad ammiccare e deambulare provocando un panico che ridicolizza e rimpicciolisce ogni presunzione maschile di savoir faire o velleità di autocontrollo. Un branco di scimmie sudate insomma, terrorizzate e cerebralmente minorate, gli uomini secondo Clara Law (visione che torna, uguale identica, anche in La dea del '67), in un'ambientazione (a tratti) da teatro sperimentale e avanguardista, secondo le mode newyorkesi degli anni ottanta. Quello che stona, perché è una forzatura forse dovuta alle esigenze di produzione, è la convivenza tra le parti viscerali e teatrali e quelle da commediola idiota. E l'effetto può variare a seconda dell'inclinazione di chi guarda, perché le scene buffe sembrano voler fare comunella con lo spettatore, ma quelle sardonicamente provocanti (Joey in macchina che seduce l'autista) lo respingono spaesandolo. Il tutto senza mai osare fino in fondo (a Clara Law c'è voluta l'Australia, per riuscirci), e anche questo non giova.
Comunque Reincarnation of Golden Lotus, se si sa guardare oltre i momenti volutamente ridicoli, sa essere fastidioso e punzecchiante, e allora chi crede nell'uguaglianza dei sessi ma usa il dopobarba forse dovrebbe evitarlo, anche perché Joey dice chiaramente, fin dalle prime battute, di volere niente altro che vendetta.

Hong Kong, 1989
Regia: Clara Law
Soggetto / Sceneggiatura: Lillian Lee
Cast: Joey Wong, Wilson Lam, Tan Lap Man, Eric Tsang, Guk Fung

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