"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Return of the Demon

Return of the DemonUn demone sepolto in una landa desolata mette in giro false voci circa la presenza di un tesoro, con il preciso intento di farsi liberare: un gruppo di avidi malcapitati cade nel tranello e, con l'aiuto di un maestro confuciano, ex compagno di meditazione del demone (quando ancora era uomo), si danno da fare come possono per rimediare all'errore. Il demone ha un preciso scopo, uccidere 49 persone per ottenere l'immortalità, e, rintanato in una cava sotterranea, è molto vicino al suo obiettivo. L'impresa si rivela molto più complessa del previsto per il gruppetto di eroi, costretti a fare i conti con la forza del mostro e con una serie di tragici inconvenienti - un poliziotto solerte che li rinchiude in prigione e li tortura; una donna fantasma che vuole sacrificare uno di loro per reincarnarsi; la maledizione che colpisce il capo della spedizione, che all'improvviso si trasforma in licantropo - che ne rallentano il cammino.
Horror comico, strampalato, scritto alla meno peggio da Wong Ying - specialista, soprattutto in qualità di sceneggiatore, nella commistione di kung fu, comiche demenziali e orrore grandguignolesco -, ma tenuto in piedi da una regia veloce, dal ritmo indiavolato, Return of the Demon è una gemma di kitsch inter-generico. La storia è un pretesto per potersi sbizzarrire, tra effetti speciali esageratamente truculenti (cervelli e cuori che schizzano sangue a volontà), mometi volgarmente scatologici (la ragazza del gruppo che cerca di sedurre con la forza un timido compagno), umorismo orientale non sempre facile da comprendere (le uova rotta che tolgono quattro giorni di vita al morigerato confuciano) e tanta azione, ben coreografata. I continui cambi di umore, fino al finale drammatico, garantiscono l'attenzione dell'audience, anche di quella meno attenta, continuamente sorpresa dalle trovate sopra le righe e dai numerosi combattimenti serrati. Meno efficace del simile The Trail (il gruppo di criminali costretto a combattere un demone sanguinario), il film trae ispirazione, tra i tanti modelli di riferimento, soprattutto da Black Magic, Part II di Ho Meng Hua. Cast scalcinato composto da caratteristi e seconde linee, come Charlie Cho, indiscusso re del soft-core Cat. III, o Shing Fui On, più simpatico del solito, con l'aggiunta per brevi apparizioni di nomi di maggior spessore quali Nat Chan e Wu Ma.

Hong Kong, 1987
Regia: Wong Ying
Soggetto / Sceneggiatura: Wong Ying
Cast: Charlie Cho, Robert Mak, Shing Fui On, Chui Sau Lai, Dick Wei

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