"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Rigor Mortis

RIGOR MORTIS

La poliedrica personalità di Juno Mak - cantante, stilista e attore - arriva sino alle Giornate degli Autori di Venezia 70 alla sua prima prova dietro la macchina da presa: un horror riuscito che vuole essere - anche - un omaggio al passato.

L’intento del giovane regista (appena ventinovenne) è quello di recuperare un sottogenere - l’horror incentrato sui vampiri – per decostruirne le regole e riproporne una versione personale e aggiornata. Il filone che vede protagonisti gli jiangshi (sorta di vampiri-zombie della tradizione cinese), seppur ormai sepolto da anni nel panorama ipertrofico di HK, ha goduto di grandi fortune negli anni ‘80, soprattutto grazie al successo di Mr. Vampire (1984) - chiara fonte di ispirazione per Mak - dal quale RIGOR MORTIS attinge due degli attori principali (Chin Siu-ho e Anthony Chan). L’operazione nostalgia viene completata dal casting di alcune star del cinema di genere di quegli anni, le cui prove sono tra gli aspetti più convincenti della pellicola.

Nella storia scritta dal regista assieme a Philip Yung e Jill Leung, un attore in declino (Chin Siu-ho) si trasferisce in un vecchio caseggiato popolare con l’intento di farla finita, ma viene salvato da un esorcista taoista in pensione (Anthony Chan). Costretto a vivere vagando svogliatamente tra i fatiscenti corridoi del palazzo, il protagonista farà la conoscenza dei bizzarri abitanti dello stabile, ognuno dei quali ha qualcosa da nascondere, essendo in qualche modo collegato alle presenze spiritiche che infestano il luogo. Quando il protagonista si trova a dover fronteggiare un vero jiangshi, in seguito a una pratica di resurrezione finita male, sembra ritrovare quelle motivazioni che a lungo gli erano mancate, ma il colpo di scena è dietro l’angolo.

Nell’attualizzare il genere, Mak abbandona completamente la componente comica che contraddistingueva la serie di Mr. Vampire per imbastire un racconto estremamente cupo, a tratti anche molto violento e genuinamente spaventoso. Un’influenza chiara è quella del guru del J-Horror Takashi Shimizu (qui nelle vesti di produttore), il cui immaginario si riflette nelle scenografie e nella scelta della location, per essere poi omaggiato esplicitamente da Mak con i fantasmi delle due gemelle dalle tipiche movenze ragnesche e dai lunghi capelli corvini a coprirne il volto. Il mondo creato dal regista, però, non è puramente derivativo: è proprio la messa in scena a costituire il punto forte del film, grazie anche a una fotografia (di Ng Kai-ming) che predilige le tonalità del grigio e a un abbondante uso di effetti speciali che non risulta quasi mai eccessivo o fine a se stesso. Mak, fortunatamente, non ha paura di mostrare e, piuttosto che sullo spavento improvviso al quale ci ha abituati Hollywood, punta sulla minacciosità delle creature (più agili di un vampiro e più fameliche di uno zombie) e sull’atmosfera angosciante che riesce a creare, fino al riuscito climax del finale.

Il nucleo tematico del film sembra poggiare invece sulla paura di non essere dimenticati: è il caso del protagonista, rifiutato dal cinema e abbandonato dalla famiglia; degli abitanti del palazzo che vivono sospesi in un eterno passato; del personaggio interpretato dall’ottima Nina Paw, incapace di superare la morte del marito. Per certi versi il discorso può essere esteso anche al versante extra-filmico, con l’urgenza dimostrata dal regista nel recuperare un sottogenere quasi scomparso e attori a lungo lontani dalle scene (Anthony Chan e Chung Fat). È sorprendente pensare a RIGOR MORTIS come ad un’opera prima, soprattutto se si considera la compiutezza tecnica di tutti i suoi comparti (colonna sonora compresa) e la capacità del regista di gestire ritmo e personaggi, risultando in grado di creare un interessante racconto corale che porta lo spettatore all’interno di un universo compiuto, cedendo solo nel finale a una trovata risaputa e scarsamente giustificata dal resto della pellicola. In attesa di una conferma del suo talento registico, la prima prova di Juno Mak può comunque considerarsi superata, nella speranza che la buona riuscita della pellicola possa essere un incentivo a (ri)esplorare quella componente horror troppo spesso assente nelle recenti produzioni di Hong Kong.

 

Hong Kong, 2013
Regia: Juno Mak.
Sceneggiatura: Philip Yung, Jill Leung, Juno Mak.
Cast: Chin Siu-ho, Paw Hee-ching, Anthony Chan, Kara Hui, Richard Ng, Chung Fat.

 

 

Free Joomla templates by L.THEME