"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Scaremonger

ScaremongerScaremonger non è altro che un immenso ed esaustivo viaggio nella demenza (non demenzialità, che sarebbe ancora comprensibile). Perché se l'inizio può assomigliare al classico solito arcinoto prologo di ogni buon vecchio caro film horror, è solo uno specchietto per le allodole che ben presto svela la sua vera natura. Il resto è infatti un'incredibile parodia autoironica e scanzonata che finisce per non avere né un capo né una coda, perdendosi in rivoli talmente assurdi da lasciare quasi a bocca aperta. Si parte con una ragazza in discoteca che si porta a casa un uomo in base al suo gruppo sanguigno. In realtà procura del nutrimento al suo fidanzato, divenuto una specie di insano zombie a causa di un virus. Ignari di tutto, ci sono due amici e coinquilini. Uno è uno sceneggiatore di film horror i cui soggetti vengono perennemente respinti causa l'assenza di scene forti e sesso (un Sam Lee mai così prodigo di smorfie), l'altro è un reporter in contatto con la polizia che si occupa dei casi più efferati (Jerry Lamb, per intendersi uno dei protagonisti di Young and Dangerous, quello robusto e occhialuto). Loro malgrado verranno coinvolti nella vicenda, avendo dalla loro anche una bella cacciatrice di spiriti, nipote di un famoso spiritista con cui lo sceneggiatore è in contatto via internet. E' l'inizio di una sarabanda di avvenimenti difficili - e anche un po' inutili - da riassumere. Qualche cenno sparso tanto per gradire: Jerry Lamb che viene usato come yo-yo dalla finestra di casa, che allatta il demonietto della spiritista o che commenta, probabilmente memore dell'Anthony Wong di Daughter of Darkness, le misure di una ragazza appena uccisa. Sam Lee con il problema dei piedi dell'atleta che continua a spruzzarci sopra un portentoso spray, che va in bagno espletando le sue funzioni senza tirare l'acqua e soprattutto senza pulirsi o che, per salvarsi da una malattia, non si fa problemi ad andare a letto con lo spirito di una vecchia zia morta (che tra l'altro, prima dell'atto pratico, si libera di parrucca, dentiera e quant'altro) nella speranza che serva a qualcosa.
Quel pazzo di Aman Chang - responsabile di altre prelibatezze come Sex and Zen III, un paio della serie di Raped by an Angel, Fist Power o Cop Shop Babes - è tutt'altro che inconsapevole di star dirigendo una amabile porcheria e non gli ci vuole molto per confezionare il prodotto. Qualche inquadratura sbilenca e sfocata, alcune sequenza con macchina da presa in spalla, mentre per il resto è la normale routine da mediocre mestierante. Una fotografia vivida con colori pieni che nei momenti migliori ricorda giustamente i fumetti e scenografie insolitamente curate (da menzionare il bell'effetto della casa dello zombie, con quelle pareti rosse e gialle e l'arredamento tra kitch e naif) completano il quadro. A poco serve il finale, con Sam Lee che chiude il cerchio e riesce a consegnare una sceneggiatura valida che contenga tutti gli elementi richiesti - guarda caso quelli che abbiamo appena finito di vedere (era chiaro fin dall'inizio che il film sarebbe stato nient'altro che la sua scenggiatura).
Solo ed esclusivamente per gli stomaci abbastanza forti da digerire un po' di tutto. Per gli altri potrebbe rivelarsi pericoloso.

Hong Kong, 2001
Regia: Aman Chang
Soggetto / Sceneggiatura: Lee Gwing Gai
Cast: Sam Lee, Jerry Lamb, Angela Tong, Chiu Yun Huen, Willie Wai

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