"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

School on Fire

School on Fire Ambientato, come si intuisce facilmente dal titolo, in ambiente scolastico, School on Fire di Ringo Lam si inserisce, subito dietro a Gangs di Lawrence Ah Mon, nell'elenco di film difficili che si occupano della criminalità giovanile. Dopo aver esplorato il lato oscuro della legge (City on Fire) e delle prigioni (Prison on Fire), il terzo dei titoli on fire del regista denuncia la presenza delle triadi già nelle scuole inferiori: ne fa le spese la povera Yuen Fong, che si trova coinvolta in un conflitto tra due gang rivali, una delle quali capeggiata dal pericoloso Smart (il solito cattivissimo Roy Cheung). Vendette, omicidi, spaccio di droga sono all'ordine del giorno in un giro di soldi e di affari che si svolge sotto gli occhi disattenti (e disinteressati) di professori che pensano solo allo stipendio da portare a casa. Con un'unica eccezione, Wah, insegnante fuori dal comune, costretto a vincere i propri timori e a scendere in campo apertamente, spalleggiato dal poliziotto Hoi, contro il dilagare della corruzione negli ambienti dove i ragazzi vivono.
Massacrato dai tagli (ben trentacinque le modifiche che produttore e regista dovettero applicare dopo che una prima valutazione della commissione di censura aveva bloccato l'uscita del film), School on Fire è un atto di denuncia sociale. Risente di un andamento altalenante, costretto a far convivere intenti politici e intrattenimento emotivo: il tentativo di costruire con realismo le vicende narrate scade nell'enfasi del sensazionalismo, ma il discorso è tanto innovativo e scottante che non è difficile soprassedere. Lo stile secco di Lam è sempre crudo, quanto basta per poter parlare di verismo da strada, prosecuzione di un percorso autoriale nel noir cominciato con le due precedenti pellicole. Lo sfogo polemico del pover'uomo che alza la testa non risparmia niente e nessuno. La polizia è imbelle e ha le mani legate, proprio come nei vecchi polizieschi italiani degli anni settanta. Gli autoritari insegnanti sono distaccati e lasciano i ragazzi in balia di se stessi e di chi è lesto ad approfittare della loro debolezza: le triadi sono in agguato, reclutano gli ingenui e i poveri, cui promettono soldi e potere, e minacciano chi ha il coraggio di oppore un rifiuto. I genitori dimostrano altrettanta insensibilità, troppo impegnati ai propri problemi e ai propri vizi. I ragazzi si fanno intrappolare facilmente, fatto ancora giustificabile per chi ha avuto un'infanzia difficile e vuole riscattare la miseria in cui è sempre vissuto, ma intollerabile per chi è agiato e vuole solo aumentare potere e prestigio personale. La soluzione ai problemi? Non esiste. Il pessimismo si riflette nel sacrificio e negli atti di coraggio individuali che però sfociano nel sangue e nella tragedia. Mai come in questa circostanza l'uomo è homini lupus.
Hong Kong, 1988
Regia: Ringo Lam
Soggetto / Sceneggiatura: Nam Yin
Cast: Fennie Yuen, Sarah Lee, Roy Cheung, Damian Lau, Lam Ching Ying

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