"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Seven 2 One

Seven 2 OneUna goffa rapina in un mini-market sfocia in un omicidio, ma forse la verità non è così semplice, anche perché i presenti alla rapina sembrano tutti avere una strana relazione reciproca...

Da sempre il fratello "meno" furbo di Oxide, Danny Pang - specie in versione solo - non è uno di quei nomi per cui le antenne siano solite drizzarsi in ascolto. Quantomeno non più. Per Seven 2 One la ribalta è arrivata per le ragioni più inaspettate: poco prima del film di Pang, infatti, nelle sale è uscito Split Second Murders di Herman Yau, in realtà girato appena dopo, con sei membri del cast in comune e un finale piuttosto simile. Apriti cielo e strascichi polemici a non finire tra Pang e Yau, con la Universe su tutte le furie.

Maggiori le ambizioni di Pang, naturalmente, alle prese con un intreccio a incastro: 7 situazioni differenti che si incrociano in un singolo momento scatenante. Naturalmente tutti sono legati tra loro da uno (massimo due) gradi di separazione e nulla di quanto si vede è quel che sembra. Il che significa tanto The Killing per la struttura che Rashômon per la soggettività dell'immagine cinematografica e per l'inganno nei confronti dello spettatore, portato all'errore e all'inseguimento di MacGuffin fuorvianti (menzionare Kubrick e Kurosawa parlando di un film di Danny Pang, però, è esercizio piuttosto inquietante, dal quale sarebbe preferibile astenersi). Idea non nuovissima, anzi inflazionata, che andrebbe recuperata e magari stravolta per raccontare qualcosa di inedito, magari da un'ottica totalmente inaspettata.


Così non è: le situazioni sono sistematicamente stereotipate e non aiuta l'uso panghiano del montaggio, sopra le righe fino all'esasperazione, e della musica, pessima e onnipresente. Il problema non sta tanto nell'utilizzo di diversi leng mo (ossia giovani fotomodelli) per le parti principali - benché questo porti al poco credibile imbruttimento della star dei bikini Chrissie Chau e a un imbarazzante abbassamento della qualità recitativa, con menzione di demerito per William Chan e per i due della band Square. Ma la storia del cinema (o della Tv) è piena di esempi di cast di divetti prestati a cult movie epocali, non stanno qui le debolezze di Seven 2 One. Il punto è che sfugge proprio l'intento, il momento in cui il significante, altrimenti fine a se stesso, trova un connubio con il significato. E tanto per non smentirsi fino in fondo, per condire il suo esercizietto di stile (70 minuti, quasi un mediometraggio) Pang non sa ricorrere ad altro che non sia una spruzzata di moralismo nel finale con tanto di "cosa sarebbe successo se..." dalle parti di Sliding Doors.
Raramente la struttura non lineare della narrazione ha conosciuto un punto così basso. Caro Danny, torna pure dietro la lavagna.

 

Hong Kong, 2009
Regia: Danny Pang
Soggetto/Sceneggiatura: Danny Pang, Thomas Pang
Cast: William Chan, Chrissie Chau, James Ho, Carolyn Chan, Elanne Kong, Leo Chim.

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