"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Sex and the Beauties

Sex and the BeautiesNel suo personale tributo alla sensualità di Hong Kong, filtrata attraverso la patina piccante di un telefilm come Sex and the City, Wong Jing mette insieme le attrici più fascinose sulla piazza e compone con Sex and the Beauties uno spaccato finto-provocatorio sulla disinibizione di cinque amiche alla costante caccia del giusto flirt. C'è la matura Selina, psicanalista spaventata dal matrimonio, alle prese con la figlia di un ex fidanzato, la selvaggia Yuki. Ci sono anche Philadelphia Kwan, scrittrice di romanzi erotici per donne, emotivamente frustrata; la vivace Danger, che mette alla prova i suoi pretendenti richiedendo pericolosi atti di coraggio come pegni d'amore; infine la dura figlia di un gangster, mangiauomini inflessibile. La finzione del gioco dei ruoli deve necessariamente prevedere le giuste controparti: una guardia del corpo, un capotriade suo nonostante, un deejay che prima disprezza e poi compra la sua preda, un giovane rampollo cresciuto negli USA e un fifone disposto a tutto per conquistare il suo obiettivo.
Il sesso del titolo è una scappatoia di comodo per permettere a un Wong Jing incomprensibilmente in debito d'ossigeno di capitalizzare sul suo nome - in un momento creativamente positivo - oltreché sull'appeal dei tanti interpreti coinvolti nel progetto. E di riciclare con scarso senso del ritmo bêtise, cattivo gusto e demenzialità impoverita dall'assenza di un minimo comune filo conduttore, né logico né tantomeno comico. Il gran cast femminile non maschera la misoginia di soggetto e messinscena. Piuttosto autorizza rimpianti per il potenziale (soprattutto umano) sprecato malamente. Sporadico, sbilanciato, poco convinto, quasi episodico e profondamente penalizzato da un andamento altalenante, superficialmente soap-operistico, Sex and the Beauties non va oltre uno scriteriato copia&incolla di situazioni spezzettate e dialoghi, in prima e terza persona, disarmanti e didascalici. Mentre le primedonne si limitano a sfilare sulla passerella dell'anonimato da esposizione - con un unico frivolo scopo: accalappiare sguardi con fascino di facciata e ammiccamenti -, gli unici a non sfigurare del tutto sono i comprimari maschili. Con meno spazio a disposizione riescono a mettere alla berlina stereotipi acquisiti e caratterizzazioni (anche autoreferenziali e biografiche) ben riconoscibili.

Hong Kong, 2004
Regia: Wong Jing
Soggetto / Sceneggiatura: Wong Jing
Cast: Carina Lau, Cecilia Cheung, Athena Chu, Yoyo Mung, Andy Hui

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