"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Sex, Love and Hate

Sex, Love and HateIl solito film che indaga i sentimenti di donne in cerca d'amore? Può essere, ma che film! Chor Yuen mescola reiteratamente l'ovvio con il particolare spiazzante, la sceneggiata strappalacrime più trita con un'asprezza dal sapore esistenzialista, uno sguardo classicissimo, di stampo tradizionale, con movimenti di macchina e inquadrature spericolate.

Il risultato è tutt'altro che contraddittorio, o fragile: gli evidenti contrasti amplificano la portata emotiva, esaltando l'architettura elementare delle storie verso una profondità inaspettata, nascosta sotto la superficie. Tre ragazze abitano insieme in un appartamento nella Hong Kong molto sixties di inizio anni '70. Bai Mei, la proprietaria, è una cantante: fin da subito dichiara che la cosa più importante nella vita sono i soldi (la casa è un regalo di un facoltoso ammiratore, ora in prigione), salvo poi innamorarsi di Lu Jun, personaggio misterioso che scompare e riappare a fasi alterne, sconvolgendone l'esistenza. Yao Yao è scappata di casa per sfuggire un matrimonio indesiderato e stare con Li Ji, il ragazzo che ama, malvisto dalla sua famiglia perché povero in canna. Per mantenersi la ragazza è costretta a fare la club girl; ma nonostante il suo gesto coraggioso, la loro distanza sociale inizia a pesare. Zhu Dai, una hostess di volo, è in crisi perché lasciata dall'uomo che amava, sposato con figlio, il quale ha scelto la famiglia sopra ai sentimenti. Su consiglio delle altre, Zhu si prende una vacanza e incontra Du Zhichao, pilota di auto da corsa in grado di riconciliarla con i propri sogni e aspirazioni.
Sex, Love and Hate (in realtà poco l'odio, praticamente assente il sesso, resta solo, incontrastato, l'amore) è un film fatto di campi lunghi con sfondo tramonti sul mare e primissimi piani di particolari del viso rotti dal dolore; di amori impossibili e contrastati; di dicotomie insolvibili (ricchezza o appagamento individuale, amore egoista o altruismo angoscioso); di melodie sinfoniche struggenti a sottolineare i passaggi più drammatici (la colonna sonora, onnipresente, è formata da diversi temi musicali che si rincorrono e scambiano); di carrellate melliflue e stacchi improvvisi. Una summa della retorica mélo cinematografica, destrutturata però con arguzia, mostrata nelle sue componenti elementari e poi rimescolata, spezzettata, fino ad acquistare nuovi, avvincenti contorni. La narrazione assume così un andamento sincopato ed ellittico, che salta passaggi e intreccia le vicende delle tre protagoniste con libertà totale, in virtù proprio della sua immediata comprensibilità, data dal riutilizzo di formule in qualche modo abusate. Un esperimento riuscito di contaminazione e sperimentazione, che mostra la corda esclusivamente se decontestualizzato dal periodo storico da cui è fermentato.

Hong Kong, 1974
Regia: Chor Yuen
Soggetto / Sceneggiatura: Chor Yuen
Cast: Lily Ho, Hsu Feng, Ching Li, Yueh Hua, Chung Wa

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