Shark Busters

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in FILM

Shark BustersShark Busters, nuova collaborazione tra Danny Lee (produttore e protagonista) e Herman Yau (regista), si focalizza su un problema di grande attualità a Hong Kong dopo il disastro economico del 1997. La crisi finanziaria ha reso fertile il terreno per gli usurai, dietro la facciata legale di compagnie che emettono carte di credito, cui la gente comune, oberata dai debiti e colpita da speculazioni fallite e dalle smanie di grandeur dei bei tempi passati, si rivolge con troppa facilità. Non sono immuni dal fenomeno, e dalle conseguenti violenze e intimidazioni usate dai creditori per riscattare prestiti e interessi (mostruosi in un paese più libero che prevede una soglia legale molto elevata), neanche le forze di polizia. Per fortuna queste ultime, una volto raggiunto il limite di sopportazione (e di disperazione), decidono di reagire, spalleggiate da un avvocato gweilo in debito di coscienza. Se qui i moderni Robin Hood in divisa riescono ad alzare il tono della voce, la realtà, come dimostra la preoccupante carrellata conclusiva su una serie di titoli (veri) di giornale, è ben diversa.
Shark Busters - gran bel titolo - non è, nella filmografia di Herman Yau, una regia meno polemica o meno politica, semmai le linee di contorno della denuncia sociale si fanno più sfocate e meno esplicite. Sceneggiatura così così - nonostante l'originalità del soggetto alcuni personaggi (l'avvocato ambiguo, il trucido gran cattivo) sono poco più che macchiette -, come la recitazione, ad opera di vecchie glorie in disuso e di caratteristi fuori forma. Però la pellicola ha un istinto grottesco (non pessimista) che lascia il segno (il colloquio di lavoro per aspiranti recupera-crediti), oltre a un paio di nostalgici sfoggi di talento e grinta (estetica e non solo: tante situazioni scorrette non dispiacciono) tipici del miglior Yau (l'efficace assembramento finale con i ragazzini armati di bastoni, come in Young and Dangerous). Un tempo forse si sarebbe indagato più sulle cause scatenanti che sulle conseguenze: di certo il film è molto cinico, e a sorpresa ha avuto dalla sua la critica, senza incidere troppo al botteghino. In tanto modernariato vecchio stile, tipico di tanti low budget sulle triadi, trova posto una colonna sonora all'avanguardia, a base di nu metal, crossover e di testi proletari che si schierano a favore dei più deboli.

Hong Kong, 2002
Regia: Herman Yau
Soggetto / Sceneggiatura: Ho Chi Hang, Percy Cheung
Cast: Danny Lee, Brian Ireland, Hui Siu-hung, Lam Suet, Ken Lo

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