"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

She Shoots Straight

She Shoots StraightLa famiglia Huang contro i vietnamiti; questo potrebbe essere un ipotetico e sgangherato sottotitolo per lo scatenato action tutto al femminile inscenato da Yuen Kwai. Gli Huang sono infatti una grande famiglia, la cui peculiarità è che tutti i suoi membri, dal nonno ai figli fino ai nipoti, fanno parte della polizia. Addestrati ad ogni genere di missione - dapprincipio li troviamo impegnati a proteggere una principessa da un tentativo di rapimento - dovranno vedersela con una cricca di rapinatori immigrati dal Viet Nam che hanno preso di mira un casinò. Le donne poliziotto si infiltrano come intrattenitrici, ma una delle mamasan - in combutta con i ladri - si accorge del trucco e il tutto finisce in un bagno di sangue. I fuorilegge, per vendicare i loro morti, prendono di mira i comandanti dell'operazione; Tsung-pao, erede ultimo degli Huang, e Mina, sua novella sposa. A lasciarci le penne sarà proprio l'uomo, scatenando la voglia di rivalsa di tutta la famiglia - unendoli così a Mina, prima osteggiata, vista come estranea e persino disprezzata.
L'aspetto più interessante della pellicola, scartata una trama persino banale nell'inanellare infinite sequele di scontri a mani nude o con ausilio di pistole, è senza dubbio l'ostilità che Mina - una smagliante Joyce Godenzi - scatena sposando il pupillo di famiglia. Ha tutti contro, dalle sorelle gelose che s'intromettono in ogni questione dandole addosso, al capitano di polizia, che ha un debole per lei e non perde occasione per provarci - finanche il marito, il quale più che interessarsi a lei sembra preoccupato di avere figli, in modo da garantirsi una discendenza (tanto da bucare i preservativi che userà di lì a poco); ma lei sopporta stoicamente, salvo scoppiare in pianto quando Ling, una delle sorelle (Carina Lau, intensa pur se limitata da un taglio di capelli orrendo), le grida contro la sua rabbia, dandole della bastarda (perché Mina è mezzo-sangue). Sarà la morte di Tsung-pao - un Leung Ka-fai sottotono - a riconciliarle; il dolore cancella ogni diversità e precedente incomprensione, regalando loro un obiettivo comune...
Avrebbe potuto essere un'esemplare e amara saga familiar-dinastica; un peccato i conflitti interpersonali rimangano di sottofondo - le luci della ribalta riservate tutte all'azione. Yuen Kwai lavora come sempre sulla velocità, con un montaggio serrato che non lascia quasi tempo all'occhio di abituarsi ai movimenti. Il gioco garantisce più di un fremito agli appassionati, ma si trattiene sulle sponde di un saldo intrattenimento seriale.

Hong Kong, 1989
Regia: Corey Yuen
Soggetto / Sceneggiatura: Barry Wong, Yuen Gai Chi
Cast: Joyce Godenzi, Carina Lau, Tang Pik-wan, Yuen Wah, Tony Leung Ka-fai

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