Silver Hawk

Scritto da Stefano Locati. Postato in FILM

Silver HawkVa bene, Michelle Yeoh ha guadagnato sul campo tutti i riconoscimenti (atletici ed economici) a Hong Kong e dintorni (un crescendo a partire da Yes Madam! e Royal Warriors), ha dimostrato di saper recitare credibilmente (Ah Kam, The Soong Sisters), è diventata famosa negli Stati Uniti (grazie a Crouching Tiger, Hidden Dragon), ma qualcuno dovrebbe consigliarle di smettere di produrre e intromettersi nei film in cui recita. Se infatti The Touch era brutto, Silver Hawk scivola nell'imbarazzante. La storiella dell'orfana miliardaria che per combattere il crimine e la noia si maschera da eroina motorizzata per sconfiggere i cattivi con manie d'onnipotenza è delle più abusate. Quando si aggiunge una sceneggiatura che dire scarna è fargli un complimento, personaggi monodimensionali che non hanno nulla da dire, intreccio da letargia indotta e trovate coreografiche d'avanspettacolo (Lottatori appesi a elastici da bungee jumping? Squadristi su pattini in linea?) il danno è irreversibile. Jingle Ma - d'accordo, non certo un autore, né un perfezionista, ma il lavoro sporco è sempre riuscito a portarlo a termine entro la decenza - si limita a incollare insieme scenette rabberciate alla bell'e meglio, cercando di reinventarsi un Tokyo Raiders in versione fantascientifica: gli manca la volontà e qualsiasi parvenza d'autoironia. Ailen Sit, coreografo quotato nelle grandi produzioni (Police Story III - Supercop, Chinese Strike Force), si barcamena come può, ma non s'aggiudica neanche una scena memorabile, aggrappandosi disperato al sei politico (dovuto più all'agilità della Yeoh che altro). Hai Chung Man, direttore artistico raffinato e regista di Anna Magdalena e And I Hate You So, per campare si riduce ad allestire set futuribili vetrosi, con metalli a vista: fanno il loro effetto, ma sono tanto ripetitivi da destare il sospetto che si tratti sempre della stessa location rimodellata. Per non parlare degli attori: Michelle Yeoh è simpatica, ma non basta sorridere complice e strizzare gli occhi per ingraziarsi le platee; Richie Ren è indigesto, e tra l'altro non si capisce se gigioneggi o si pavoneggi per il raggiunto status di Ekin Cheng da riporto; tutti gli altri - dal professore, impacciatissimo e fuori luogo (Chen Da-ming), a quello che sembra il pupillo della Yeoh, visto che se lo porta appresso da The Touch (Brandon Chang) - sono legnosi e come narcotizzati.
Silver Hawk vorrebbe essere un fumettone scanzonato e forse postmoderno: si risolve in un incrocio al ribasso tra la dabbenaggine ironica di Josie and the Pussycats, di Harry Elfont e Deborah Kaplan (si vedano i propositi del cattivo Luke Goss e l'aria pseudo-dissacratoria generale), e la rozzezza coatta di Tomb Rider: La culla della vita, di Jan de Bont (Michelle Yeoh che scorrazza con la moto accanto alla grande muraglia - per arrivare a salvare un carinissimo cucciolo di panda - con l'aggravante che qui la moto è radiocomandata peggio di Supercar). Da evitare: non per snobismo, ma per amor proprio.

Hong Kong, 2004
Regia: Jingle Ma
Soggetto / Sceneggiatura: Susan Chan, Jingle Ma
Cast: Michelle Yeoh, Richie Ren, Brandon Chang, Chen Da-ming, Luke Goss

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