"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Sleeping with the Dead

Sleeping with the DeadL'influenza di Ring di Nakata Hideo sul panorama horror contemporaneo è indiscutibile. Per il suo ritorno al brivido il redivivo Steve Cheng sceglie lo stesso tipo di fantasma come protagonista, a tormentare cinque amici d'infanzia. Uno di essi è David, un dottore in crisi coniugale che, esasperato, intavola una relazione con Cindy, bella e sfuggente, incontrata una sera in discoteca. Un altro è il poliziotto che sta indagando su alcuni omicidi misteriosi e sanguinosi collegati al passato di Ling, compagna di giochi comune ai cinque scomparsa tanti anni prima.
Non inganni l'apparenza: Sleeping with the Dead non è un clone impersonale del succitato capolavoro giapponese. Semmai da quel film ruba alcuni colpacci ad effetto, forse volutamente messi lì come trappole per sviare lo spettatore meno scafato. La sostanza dice però tutt'altro, e cioé che la donna-spettro presa in considerazione non è solo un onryo (uno spirito oltraggiato carico d'ira e pronto a tornare nel mondo dei vivi per vendicarsi contro chiunque, senza fine) ma anche un kaidan, ossia un fantasma che prende di mira un determinato gruppo di malcapitati e che, terminata la propria missione di morte, non ha più senso di esistere. In questo senso, pur essendo derivativo (e idolatrante), Sleeping with the Dead prova un'originale commistione tra il modo classico e quello moderno di intendere lo psycho-horror nipponico. Con in più una chiusa quasi mélo che riporta a tante love ghost stories cantonesi.
Nonostante tanta premessa la delusione non è poca. Perché la pellicola, noiosetta, spreca lentamente alcuni spunti intriganti e sbriciola due personaggi riusciti, il dottore e il poliziotto (stereotipata invece la figura della donna ritornante). Vincente la caratterizzazione in tono dimesso di Jordan Chan e Simon Loui - anche sceneggiatore e produttore esecutivo -, perdente la maniera con cui sono affrontati i loro difficili rapporti con il mondo. Un finale troppo ottimista conferma lo scetticismo circa la scarsa coesione del tutto: troppo concentrato e prevedibile per fare paura, troppo narcisista - la regia discretamente vitale che deve sostenersi da sola - per essere davvero elegante. Paradossalmente andava molto meglio quando, con molti meno soldi, Steve Cheng affrontava i fantasmi del suo passato (cinese), attraverso gli incubi a luci rosse di Erotic Nightmare o le possessioni dei due Horoscope.

Hong Kong, 2002
Regia: Steve Cheng
Soggetto / Sceneggiatura: Simon Loui, Steve Cheng, Lee Ho Cheung, Lau Sheung Yin
Cast: Jordan Chan, Kelly Lin, Simon Loui, Cheung Tat-ming, David Lee 

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