Sorrow of the Gentry

Scritto da Valentina Verrocchio. Postato in FILM

Sorrow of the GentryDi sicuro The House of 72 Tenants, proletario e preciso nella sua armonia di svariati caos, è stato un toccasana per la rinascita del cinema cantonese, ma non ha molto contribuito alla credibilità artistica di Chor Yuen, dal momento che il clone in versione metropolitana e aggiornata (borghese), Hong Kong '73 già si salvava solo perché la baraonda condominiale con chiacchiere a raffica aveva momenti divertenti; e il clone del clone, Sorrow of the Gentry, che avrebbe voluto essere la versione nobile e ancestrale di uno spazio comune coabitato da un mucchio di gente vociante, è veramente un film brutto, che di più brutto ci sono solo certe telenovele brasiliane pessime, e il paragone non è casuale. Lo stile in fondo è quello: intrighi stantii da sceneggiata, situazioni così tragiche e inverosimili e pigiate una dietro l'altra da risultare ridondanti e esageratissime, musica mal mescolata e presa a caso, tramonti falsi e accecanti (interessante vedere come Chor Yuen che in gioventù amava tanto le scene al chiaro di luna, luna sempre palesemente finta ma molto accettabile, poi sotto contratto con gli Shaw abbia preso gusto per questi tramonti infuocati modello cartolina kitsch, chissà, magari esprimendo così non solo una moda dell'epoca, ma anche una sorta di cinismo autoironico) e l'insistenza delle zoomate in avanti e all'indietro, come una pallina petulante che rimbalza dalle fronti dei protagonisti fino al muro, e fino ai dettagli importanti, messi in evidenza con una svogliatezza e una noncuranza da sperare nella ristrettezza economica, piuttosto che credere in una vera infermità demente della macchina da presa, e nella sciattezza di Chor Yuen. Questa è una differenza con l'occidente: i film di un regista, per quanto disomogenei, si possono comunque ben considerare un tuttuno che si sviluppa nel corso degli anni, e al massimo può succedere che con la vecchiaia un autore diventi un po' pedante e vanesio sulla messa in scena di certe ossessioni. A Hong Kong invece la discesa e l'appiattimento dopo una certa età sono un dato di fatto, imputabile probabilmente alla stanchezza dei registi, al loro necessario asservirsi al sistema per poter continuare a lavorare, o comunque a fare soldi in modo facile non dovendo più lottare per farsi un nome, in un'industria in cui il guadagno non viene mai dopo la resa artistica. In questo senso si potrebbe dire che il meglio di sé un autore hongkonghese lo dia poco prima della metà della sua carriera.
In sostanza, la storia di Sorrow of the Gentry è quella di una famiglia benestante con un padre anziano e autoritario, per il quale contano solo l'onore della famiglia, la raccomandazione presso gli uffici del governo, e l'avere un nipote maschio che continui la specie. Intorno a questo capofamiglia si ammassano rabbiosi, urlanti, tremanti e melensi i figli con le rispettive mogli e concubine e amanti e sorelle e domestiche, donnine che non fanno altro che litigare tutto il giorno e scoprire l'una gli altarini dell'altra, mettendo in difficoltà le nuove arrivate e tramando infanticidi, rapimenti, roghi e avvelenamenti. Gli uomini sono di tre specie: letterati inefficienti e ingolfati, tradizionalisti monolitici (di cui Ling Yun è il prototipo perfetto), e pochi di buono con i relativi vizi tipici (bere, giocare d'azzardo, andare a donne, essere avidi). Correndo a perdifiato tra le piccole oasi romantiche dei personaggi buoni, le vendette cruente e le scenette comiche a discapito dei cattivi, con nuovi attori che continuano ad arrivare col nome stampato di lato fino a mezz'ora prima della fine del film, si raggiunge un momento, veloce come un lampo, in cui almeno sei persone muoiono, chi per un motivo chi per un altro, tutte in modo straziantissimo e inverosimilissimo. Sorrow of the Gentry soffre palesemente di una tendenza di Chor Yuen alla iperdrammatizzazione (già una decina di anni prima, con la seconda parte di The Sinner, aveva rischiato l'ingorgo e la saturazione delle svolte drammatiche, e anche dopo, con i wuxia, il suo gusto per la moltiplicazione non necessariamente diacronica degli eventi era stato a mala pena reso sopportabile dalla vena favolistica che legittimava tutto). Sorrow of the Gentry risente anche del suo essere pieno di star TVB (con le facce tutte uguali, le donne di cera e gli uomini capelloni), che fanno di questo film una porcheria inutile, una specie di episodio pilota di una qualche appiccicosa serie televisiva di quelle senza né ritegno né rispetto per l'intelligenza degli spettatori. Certo pattume era costretto a farlo anche Li Han-hsiang per la Shaw Bros, ma il suo cinismo corrosivo finiva con lo spiattellare dei veri guizzi di cattiveria distruttiva nei siparietti beceri dei suoi film anni settanta, tutti in serie; siparietti che invece il povero Chor Yuen non sa che riempire del suo gusto (autentico) per il melodramma, orchestrando una marcia frenetica e ragliante verso la rovina, rendendosi sommamente ridicolo!

Hong Kong, 1974
Regia: Chor Yuen
Soggetto / Sceneggiatura: Chor Yuen
Cast: Ling Yun, Li Ching, Chan Mei Hua, Ouyang Shafei, Chan Shen

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