Sound of Colors

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in FILM

Sound of ColorsCon il benestare della Jet Tone di Jeff Lau e Wong Kar-wai, che delegano all'allievo Jacky Pang la produzione, Joe Ma mette mano al suo progetto più ambizioso, un melodramma che unisce per la seconda volta nel giro di pochi mesi la coppia Tony Leung Chiu-wai / Miriam Yeung. Tratto anch'esso da una graphic novel di successo del disegnatore taiwanese Jimmy Liao, Sound of Colors è il gemello consapevole di Turn Left, Turn Right di Johnnie To e Wai Ka-fai, di cui in qualche modo costituisce una versione favolistica e incantata.
Consiste in due storie d'amore appena accennate, la prima vede protagonisti una ragazza cieca e un agente matrimoniale, la seconda un impiegato taiwanese in trasferta a Shanghai sulle tracce di una donna sentimentalmente ferita. Mélo gentile, rarefatto ma appassionato, costruito su compensazioni emozionali, pochi dialoghi e figure allegoriche, che inneggiano, ascoltate, al buon umore del buon senso. Colorata (grazie a una fotografia di stordente bellezza), l'opera assume i contorni dorati della fiaba soave, popolata da timidi amanti e da un Cupido angelico che si traveste per colpire a sorpresa e attuare i piani del destino.
Ricco di sensazioni, di umori contrastanti, di punti di vista angolari, Sound of Colors permette alla fantasia di Ma di avere libero sfogo, di improvvisare, di cambiare in corsa. Richiamando, citando, puntando l'obiettivo contro i luoghi comuni del cinema romantico e cercando nuove soluzioni, formali e narrative. Non a caso torna la metropolitana come luogo d'innamoramento, la città come oasi paradisiaca in cui i difetti per una volta si incontrano invece di creare tensioni non necessarie, i compagni d'avventura come amici fedeli da tenere stretti perché preziosi. La memoria corre tanto a Behind the Yellow Line di Taylor Wong che, dovendo fare i conti con un cast panasiatico, con almeno tre dialetti e con i co-produttori mainlander, al recente Sping Subway. Anche se nel suo tentativo di scavare sotto le radici del sentimento, Ma fa sentire la sua idea di regia (gli efficaci inserti in black out) e si compiace senza darlo troppo a vedere della confezione patinata, laddove la precisione formale non è però saccenza o globalizzazione, ma un atto di sincera devozione all'acquerello, al pastello e alle infinite potenzialità espressive della fonte di partenza.
Per Miriam Yeung è la prima vera occasione di staccarsi di dosso il francobollo, per certi versi molto scomodo, di clown in gonnella. L'attrice, cui il resto del cast sta dietro, fornendole materiale con cui interagire, risponde con classe, intelligenza e presenza di spirito, dimostrandosi molto più versatile di quanto fosse lecito attendersi e nascondendosi dietro una maschera finto-passiva che le permette di orchestrare ogni situazione cruciale.

Hong Kong, 2003
Regia: Joe Ma
Soggetto / Sceneggiatura: Joe Ma, Cheung Pui Wah, Chan Wing Sun, Wong Nga Man
Cast: Tony Leung Chiu-wai, Miriam Yeung, Chang Chen, Tung Jei, Fan Jik

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