"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Springtime Affairs

Springtime AffairsSpringtime Affairs, ovvero la storia di un amore extraconiugale tra un violinista sposato da pochi anni e una cantante hongkonghese di musica pop. Lei avvicina lui con una macchina rossa e un sorriso impertinente e allo stesso tempo bambino. Lui si lascia avvicinare, si lascia andare, sicuramente senza pensare, ma anche senza cattiveria o amor di lussuria. Uno slancio sincero, mentre la moglie è in visita dai genitori a Taiwan. E i giorni trascorrono incantati, come dentro un sogno, finché la gente non comincia a parlare, e finché la moglie non torna e non viene informata dei fatti da amici di famiglia.
Splendido film, davvero, e intimo anche, così intimo nel dramma fatato e per niente pesante dei sentimenti della coppia adultera, da non lasciare che pochissimo spazio alle altre persone, alle giornate fatte di luce diurna, e a tutto ciò che potrebbe essere il contorno trito di una trama così risaputa come quella di un adulterio. Springtime Affairs si svolge infatti quasi tutto di notte, ed è per buona parte composto da campi e controcampi, piani ravvicinatissimi di volti inanellati l'uno con l'altro tra sfumature di rosso, di blu, di nero. Il punto di vista, curioso, sembra essere quello indulgente dell'uomo che Chang Yang, giovane marito, diventerà nel futuro. Nel pieno della primavera del suo matrimonio Chang Yang si lascia prendere dal fascino di una ragazza che per tutti non è che una cantante di night club dalla quale non aspettarsi niente di buono, e che per lui però è una donna che da subito lo colpisce, lo incanta, lo porta via con sé, mentre lui consapevole, acconsente a perdercisi insieme ed eventualmente anche a non tornare mai più indietro. Benevolo, accondiscendente dunque il punto di vista di Evan Yang (alias Yi Wen), ma non compiaciuto, perché del protagonista maschile viene tuttavia mostrata la confusione, l'impulsività, la remissività anche. E forse si tratta dell'ennesimo uomo debole del cinema cinese, cantonese e mandarino, ma forse no: forse per una volta si tratta solo di raccontare una storia con dentro un uomo che non sa bene cosa fare, di una donna felice perché viene amata e poi infelice perché guarda nel futuro e non vede niente, e di un'altra donna, una moglie, che siccome è moglie deve essere anche calcolatrice, un po' spietata, e orgogliosamente impassibile nei suoi andirivieni strategici. Il mondo del resto funziona così, no? Alcune scene di Springtime Affairs sono tanto intense quanto fatte di niente: un caffè bevuto in un bar deserto mentre fuori imperversa un acquazzone passeggero, silenzi notturni e concentrati, giochi al buio di un appartamento che rivelano la franchezza anche ingenua di certe pulsioni dette un po' come capita, lunghe canzoni avvolgenti, ora fresche ora malinconicissime, e albe raggiunte mangiando ciotole di spaghetti da un venditore all'aperto (interpretato dal solito Liu Enjia), con strani inserti magici di una bambina che guarda rapita la coppia innamorata. Da sottolineare, a proposito, tra i brani della colonna sonora, Baisers volés di Charles Trenet, che proprio nello stesso anno di Springtime Affairs spopolava in occidente grazie a Baci rubati di Francois Truffaut, di pochi anni successivo a La calda amante e La mia droga si chiama Julie, sempre di Truffaut, tutti e due contententi molti piccoli dettagli evidentissamente ripresi, ma con garbo, da Yi Wen, il quale come Truffaut pare fosse personalmente protagonista di storie simili a quelle che metteva nei suoi film. Intanto comunque, qualunque sia stata la realtà ispiratrice, Springtime Affairs fa onore agli studi Cathay ed è perfettamente all'altezza della sua epoca, mostrando, cosa rara per il cinema mandarino, non la morale castigatrice che spazza via una cosa ingiusta come una relazione extraconiugale, bensì il percorso dolce, improvvisato e triste di una storia d'amore parallela ad un'altra in cui la questione non gira tanto intorno alle colpe da affibbiare, quanto alla capacità o meno di compiere delle scelte, mentre la cinepresa si insinua tra le emozioni dei protagonisti, senza giudicare, come a volte accade nella vita reale.

Hong Kong, 1968
Regia: Evan Yang
Soggetto / Sceneggiatura: Dung Ching Lee
Cast: Chang Yang, Annette Chang, Chan Ching, Tin Ching, Liu Enjia

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