"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Tamagotchi

TamagotchiWellson Chin, grande appassionato di horror e tradizioni soprannaturali, con Tamagotchi torna a possessioni e fantasmi in cerca di vendetta. I riferimenti del titolo inglese (quello cinese è una data, il 4 aprile, in linea con la filmografia superstiziosa del regista) al famoso videogioco sono dovuti solamente alla presenza di una bambina come protagonista. La piccola Tintin è stranamente collegata a una serie di misteriosi omicidi: un poliziotto e la fidanzata assistente sociale sospettano che la bimba sia vittima di abusi da parte dell'insegnante e di un educatore, prima di intuire la verità e le sue atroci conseguenze.
Poco incisivo, Tamagotchi insinua sottovoce il malessere dell'infanzia. Il cinema di Hong Kong, nella sua variante politicamente scorretta, non si è mai fatto scrupoli nell'uso dei bambini come carne da macello. La vicenda della piccola protagonista, molto brava, inquieta quanto basta. Semmai è il contorno che non convince e che invece di aiutare nel gioco del brivido, toglie mordente a uno script tutto sommato semplice, addirittura banale in tante soluzioni. Bene Ruby Wong, non male Dayo Wong - come sempre ai limiti tra serio e eccessivamente ironico -, sufficiente Helena Law, così così il resto. A partire da una fotografia sciatta, dagli effetti speciali non memorabili, dalla povertà realizzativa e dalla regia poco propositiva. Wellson Chin insiste su presunti misteri che tali non sembrano mai: la mancanza di un finale netto acuisce il fastidioso senso di incompiutezza. Qualche buona trovata, qualche situazione meno scontata - i momenti mélo, l'inseguimento finale - e la colonna sonora di discreto impatto emotivo evitano il tracollo.

Hong Kong, 1997
Regia: Wellson Chin
Soggetto / Sceneggiatura: Lau Jun Wai
Cast: Dayo Wong, Ruby Wong, Wong Man-yee, Helena Law, Joe Cheung

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