"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Teenage Dreamers

Teenage DreamersSecondo un assunto tipico della commedia/dramma dei primi anni ottanta, i giovani sono un ottimo oggetto di studio per il cinema, che ne analizza idiosincrasie e comportamenti con un fare a metà tra il saggio psicologico e la socializzazione dell'intrattenimento. I due maestri di questo approccio anomalo, Clifford Choi e Clifton Ko, si ritrovano in Teenage Dreamers, rispettivamente in qualità di regista e di sceneggiatore, e insieme elaborano un buon numero di tesi sulla gioventù ribelle. Seguono le peripezie, sentimentali ed emotive, di quattro ragazze alle soglie del diploma, del loro mondo, dei loro coetanei, dei primi amori e delle cocenti delusioni che ne possono derivare. Questi protagonisti sono gli stessi teenager ribelli che finiranno nelle gangs e nelle triadi, la cosiddetta futura classe dirigente (d'oggi), i giovani arrabbiati con la voglia e l'energia per rovesciare l'universo conosciuto. Ma sono anche vittime di mode - l'attaccamento alle marche, ai generi di lusso, al denaro facile, ai miti passeggeri, alle lande straniere dove andare a studiare -, di pregiudizi, della voglia di sbagliare - perché «è eccitante»: vista così finisce per essere un lusso per pochi, non un privilegio -, di incomprensioni; costretti a crescere in fretta, da soli, abbandonati a se stessi da genitori troppo occupati a portare avanti la propria vita, siano essi ricchi o poveri.
Testimoni di questa adolescenza complessa sono due innamorati, passionali e superficiali: Leslie Cheung, non ancora idolo musicale, e la bravissima Chow Sau Lan, candidata per il ruolo all'Hong Kong Film Award come miglior esordiente. Non per niente il titolo cinese, traducibile più o meno come Lemon Cola (attenzione, è un ossimoro!), avverte il pubblico dell'effimera natura di una società che ai più giovani offre poco, se non disprezzo e lamentele, ma che proprio sul loro vigore e sul loro impegno si basa quotidianamente. E così non ci si stupisce troppo del nichilismo auto-inflitto e degli abusi alcolici e consumistici, delle situazioni adulte in cui si finisce coinvolti o del fatto che, per esempio, l'insegnante appena tornato dagli States, fresco di laurea, l'unico forse che non passa il tempo libero a speculare in borsa, sia dietro la facciata liberale un maschilista puttaniere poco incline a comprendere - e quindi a guidare - i suoi ex coetanei, da cui nel giro di un solo attimo si è già distaccato. Senza cercare facili scorciatoie criminali - la falsa pista che porta a ipotizzare che una delle ragazza lavori in un night club -, Teenage Dreamers, al pari dei successivi Lonely 15 e Happy Ghost (di cui è la controtesi amara), parte dal malessere scolastico ed estende il discorso, generalizzando senza superficialità, cercando piuttosto parallelismi alti - una nuova trasposizione teatrale di Romeo e Giulietta - interessanti ed edificanti. La regia - brillante nel cambiare ritmo e toni nei momenti opportuni - nasconde le sue velleità dietro un muro musicale fatto di pop, rock e della stessa illusione del cinema, inevitabilmente voci guida di intere generazioni, oggi più che mai meno sprovvedute e in cerca di una possibilità di confrontarsi e dialogare in modo paritario.

Hong Kong, 1982
Regia: Clifford Choi
Soggetto / Sceneggiatura: Clifton Ko
Cast: Chow Sau Lan, Leslie Cheung, Chen Pei Hsi, Lau Wan Loh, Brenda Lo

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