"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Banquet

The BanquetSoffermarsi sui crediti di questo film può essere pericoloso. Mai prima d'ora, infatti, si era riusciti a mettere insieme così tanti nomi famosi in un singolo film. Le aspettative non possono che essere altissime ma sarà prima utile conoscere la genesi del film. Nel 1991 una tremenda inondazione mette in ginocchio la Cina, le vittime si contano a migliaia. L'industria cinematografica di Hong Kong rimane così colpita da mettere in cantiere, in quattro e quattr'otto, un film i cui proventi possano aiutare le popolazioni colpite dal disastro. La sensibilizzazione al problema trova proseliti in tutto lo star system cantonese e decine di attori offrono la propria disponibilità a partecipare alla pellicola. Numerosi anche i tecnici e i registi che prendono parte al progetto. Alla fine la regia se la aggiudica Tsui Hark, che è coadiuvato da Joe Cheung e Clifton Ko, mentre i protagonisti assoluti sono Eric Tsang e Sammo Hung. L'idea è quella di mettere in atto una commedia dalla storia molto semplice che permetta ai numerosi partecipanti almeno un cammeo. Il rischio di un cartellone così impressionante è il fatto che inevitabilmente si finisca per notare (e biasimare) soprattutto le assenze (clamorose quelle di Jackie Chan, Jet Li e Chow Yun Fat, impegnati su altri set) invece di lodare le presenze. Il progetto diventa realtà a tempo di record, ed è ovvio che il risultato finale non sia raffinato e del tutto riuscito; non sarebbe d'altronde giusto giudicare un simile film solo per i suoi meriti artistici.
Presto detta la storia: due cinici affaristi vogliono conquistare un appalto per la ricostruzione del Kuwait, e devono convincere il sultano di quel paese, in visita a Hong Kong, di essere persone degne di stima e di fiducia. Ambedue ricorreranno a mezzi più o meno leciti, sfruttando le proprie famiglie per ingannare l'arabo. Nel finale tutti i protagonisti si ritroveranno in occasione di un banchetto organizzato per celebrare la lieta conclusione delle vicende. La trama è proprio semplice, se non addirittura scarna, e infarcita di buoni sentimenti, come l'occasione richiede. Ma gli attori sono tutti volenterosi e la regia riesce a valorizzare le loro intuizioni senza essere piatta. In particolar modo i quattro protagonisti sembrano in parte. Eric Tsang e Sammo Hung nel ruolo dei biechi affaristi ci mostrano il lato peggiore del cittadino hongkonghese, assommando difetti e luoghi comuni e nel contempo stigmatizzandoli. L'amore per il denaro e per il successo prevalgono sugli affetti e sulla famiglia, fino a quando i due si accorgeranno, sulla loro pelle, che i veri valori da seguire sono altri. Divertente il personaggio interpretato da Carol Cheng, nel film la moglie di Tsang, donna volubile e trascurata, snob e soggetta a continui sbalzi d'umore, che cerca continuamente di umiliare il padre di Tsang il quale sarà capace invece di insegnarle come vivere ed essere felice. Le scene più riuscite e divertenti vedono sempre protagonista Richard Ng, un veterano della comicità cantonese, come quando Simon Yam, al solito un gigolo tremendamente sensuale, deve insegnargli, con l'aiuto di Leung Chiu-wai, ad avere il giusto portamento per esordire negli ambienti dell'alta società.
Espediente meta-filmico per catturare l'attenzione è il gioco al quale viene esplicitiamente sfidato lo spettatore, al quale si chiede di riconoscere tutte le star che entrano in scena. Impresa decisamente ardua, visto che alcuni attori, seppur famosissimi, compaiono solo per pochi istanti, non hanno battute o sono truccati e difficilmente riconoscibili. Ma con un minimo d'attenzione non sarà difficile individuare quanto meno John Shum, Gong Li, Stephen Chiau, Leon Lai, Sally Yeh, Andy Lau, Maggie Cheung, Michael Hui, Ng Man Tat, Leslie Cheung, Joey Wong, Anita Mui, Aaron Kwok, Simon Yam, alcuni addirittura nel ruolo di se stessi. Secondo motivo di grande interesse è l'incontro-scontro tra i due geni della comicità Michael Hui e Stephen Chiau, che si contendono un pezzo di pollo. Due battute sono sufficienti a sancire un'investitura quasi formale dal vecchio al nuovo modo di far ridere al cinema.
Bisogna sempre dare ascolto ai vecchi proverbi: troppi galli in un pollaio, non fa mai giorno. In questo caso resta da sperare solo che un po' di luce a qualcuno sia arrivata.

Hong Kong, 1991
Regia: Tsui Hark, Joe Cheung, Clifton Ko
Soggetto / Sceneggiatura: Chui Siu Ming, Wong Jing, Tsui Hark, Clifton Ko, Gordon Chan, Shut Tiu Wai Cheuk
Cast: Eric Tsang, Carol Cheng, Richard Ng, Sammo Hung, Jacky Cheung, Tony Leung Chiu-wai, Tony Leung Ka-fai

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