"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Black Panther Warriors

The Black Panther WarriorsClarence Ford regista e Alan Tang produttore costituiscono un'accoppiata micidiale, che ha prodotto prima il mediocre melodramma sulle triadi Gun n'Rose e poi lo sconcertante The Black Panther Warriors (conosciuto anche come Black Panther: The Warriors), ugualmente costruito per glorificare la carriera in caduta libera di Tang. Idea valida sulla carta: su richiesta di un ispettore di polizia, che vuole testare i propri sistemi di sicurezza, un mercenario veterano mette insieme una squadra di talenti criminali per rubare una scatola d'argento custodita in una cassetta blindata alla stazione di polizia. I sette (tre uomini, tre donne e un enfant prodige informatico) combinano mille guai ma alla fine riescono nell'intento, solo per scoprire che si trattava di un'abile messinscena.
Rimane un mistero il motivo per cui un regista affermato come Ford, che nei primi anni novanta viveva un buon momento commerciale, abbia accettato di prestare la propria opera per una farsa di tal fatta. Il problema non è però di intenti quanto piuttosto di misura. La parodia è scanzonata ma inefficace, la trama finisce per essere fiaccata dai troppi personaggi in gioco: questi ultimi creano solo confusione e non aggiungono niente di valido alla storia. E' un peccato veder sprecato con così poca grazia un cast di tanto valore. Tony Leung Ka-fai riprende la fascinosa caricatura dell'eroe tipo degli anni sessanta ma la sua recitazione è sconclusionata; insieme a Carrie Ng, che si diverte a fare la fatalona, riesce almeno a tenere vivo l'interesse. Ad un livello molto più basso Alan Tang, eroe assolutamente improbabile, ridicolo quando si muove sospinto dai cavi e dalla velocità del montaggio; Brigitte Lin, sprecata e antipatica quando cerca di rifare, in chiave moderna e senza un briciolo di ironia, le mille spadaccine che l'hanno portata al successo; Simon Yam, inconsistente; Dicky Cheung, insopportabile finto-bambino con manie poppatorie.
Secondo qualcuno questo è cinema cantonese all'ennesima potenza, dove gli attori si auto-umiliano senza timori reverenziali e dove la trama è una sarabanda di situazioni grottesche e portate all'eccesso. A dare fastidio non è tanto la confezione, curata (da ben sei direttori della fotografia), quanto la presunzione e l'esilità del trattamento. Che non tiene conto degli ultimi vent'anni di cinema locale e presume di poter innovare senza avere davvero un'idea valida di partenza. Ne risultano una serie di caratteri bolsi e poco interessanti, tanti momenti dove l'azione si astrae tanto da diventare incomprensibile e una colonna sonora melodica accattivante ma troppo intrusiva. The Black Panther Warriors non funziona nemmeno come esasperazione cartoonistica di atmosfere già respirate e fallisce il suo intento satirico nel momento stesso in cui si rifugia nell'assurdità di uno script indecifrabile.

Hong Kong, 1993
Regia: Clarence Ford
Soggetto / Sceneggiatura: Tsang Kan-cheung
Cast: Alan Tang, Brigitte Lin, Simon Yam, Tony Leung Ka-fai, Carrie Ng

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