The Blade

Scritto da Alberto Ferrari. Postato in FILM

The Blade

In una cupa e violenta epoca medioevale, dove bande di predoni spadroneggiano saccheggiando villaggi e uccidendo mercanti e monaci, Ding On (Zhao Wen-zhuo), divenuto orfano per l’uccisione del padre,  lavora, insieme con l’amico Testa di Ferro (Moses Chan), nella manifattura delle spade. L’acerba figlia del proprietario, Siu Ling (Song Lei), desiderosa di dare vita a un’impresa d’amore, tenta di scatenare tra i due lavoranti una guerra per la conquista del suo cuore. Fallita la sua opera, Siu viene salvata da On che la sottrae dalla minaccia incombente di una selva di briganti. Questi però è costretto a perdere un braccio durante lo scontro, e divenuto oramai cosciente che nulla sarà più come prima, decide di abbandonare la fabbrica di spade e di iniziare un viaggio alla ricerca dell’assassino di suo padre, un uomo tatuato su cui si favoleggia una capacità di volare. Vagante per le campagne depredate e lungo le notti illuminate dai soli fuochi ostili, On è accolto nella umile casa di una misera contadina, Cuore Nero, da dove, una volta medicato e ristabilito, impara a esercitare una nuova arte di combattimento con la spada tenuta da una sola mano.Testa di Ferro e Siu, nel frattempo, affrontando ogni sorta di pericolo, si muovono sulle tracce del loro amico per tentare di ritrovarlo. La loro ricerca alla fine sarà esaudita, ma culminerà anche con il loro ultimo incontro, poco prima del combattimento finale contro il tanto ricercato assassino del padre.

Tsui Hark, regista ma anche cosceneggiatore e produttore, riprende le trame dei film di Chang Cheh, The One-Armed Swordsman (Mantieni l’odio per la tua vendetta, 1967), vera e propria colonna portante del genere, e The New One-Armed Swordsman (La mano sinistra della vendetta, 1971), con lo scopo di riscrivere il wuxiapian attraverso un linguaggio personale e innovativo. Utilizzando la voce off della protagonista femminile, Tsui descrive una storia di iniziazione, aspettative e desideri. Un destino tagliente simile ad un’affilata lama costringe i protagonisti a separarsi da qualcosa di loro, o a privarsi da qualcosa che avrebbero voluto. E se per Ding On si tratta di un fatto fisico, di un braccio, per Siu e Testa di Ferro il futuro è concepito sulla privazione dell’amore, su un incontro e successiva delusione, su un’attesa fondata su un’impresa mai realizzata. Ma anche privazioni su cui il protagonista Ding On ne fa le fondamenta per una propria rivincita. Cosicché la perdita del padre diventa motivo di riscatto, un braccio solo e una spada spezzata una nuova forma di combattimento, un libro bruciato una fonte d’insegnamento.  Il regista hongkonghese mette in scena tutto questo con un linguaggio ricercato, con scene d’azione che seguono il ritmo delle lame, con tagli repentini d’inquadratura. Decomposte attraverso cambi continui di prospettiva, iperbole e sincope. Un insieme destrutturato ma che nonostante tutto riesce a mantenere una propria affascinante e sintattica coerenza. Un complesso di scene che lasciano spazio solo a visioni di villaggi e rapporti umani desolanti, di case bruciate e di relazioni senza futuro. Sebbene il film all’epoca non ebbe un favorevole riscontro di pubblico, a tutt’ oggi va considerato ancora come una tappa fondamentale per l’evoluzione del genere. Un film cruciale che ha saputo reinventare un genere, e su cui purtroppo, in seguito, né il suo regista né nessun altro, è stato in grado di sfruttarne gli eventuali sviluppi, relegandolo come unico esempio isolato. Un peccato ancor più grave, se si considerano i film d’azione omologati d’oltre oceano, e nella fattispecie, quelli successivi hollywoodiani del medesimo regista.

Hong Kong, 1995
Regia: Tsui Hark
Soggetto / Sceneggiatura: So Man-sing, Koan Hui-on, Tsui Hark
Cast: Zhao Wen-zhuo, Hung Yan-yan, Song Lei, Austin Wai, Moses Chan

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