The Bride from Hell

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in FILM

The Bride from HellIn seguito al successo internazionale di L'esorcista una cinematografia praticamente ignara dell'esistenza di un genere come l'horror si trova a improvvisare, tramite mediazione dei prestigiosi Shaw Brothes, dal nulla, un nuovo percorso imbattuto. Chow Yuk Kong, regista con malcelati legami con il mercato taiwanese (al pari dello sceneggiatore / regista Tyrone Hsu), sforna nel giro di pochi mesi The Bride from Hell e The Enchanting Ghost, giocandosi subito, con il primo titolo, le scarse chances di successo dovute a valori produttivi nettamente limitati e all'accoglienza di un pubblico prevedibilmente scettico. Per non forzare la mano alla platea Chow Yuk Kong preferisce mescolare classicismo e modernità, ambientando una storia di possessioni, omicidi a tradimento e vendette soprannaturali in un limbo temporale in costume, remoto, indefinibile ma senza gli spadaccini della tradizione wuxiapian.
Lo scolaro Yunpeng e il suo attendente Dahuozi incontrano durante un viaggio una giovane fanciulla, Feng Anu, e la sua graziosa servetta. Chiesta ospitalità presso di loro per la notte, le due coppie, rispettivamente, convolano immediatamente a nozze. Ma subito dopo l'arrivo di Anu in casa di Yunpeng si manifestano eventi straordinari: una rapida consultazione con un prete taoista esperto di misteri e reincarnazione rivela che la ragazza sembra posseduta dallo spirito di una donna del luogo, stuprata e uccisa diversi anni orsono proprio da alcuni membri della famiglia di Yunping, che ora cercano di esorcizzare la parente acquisita nel tentativo di non essere colpiti dalla sua vendetta.
L'involontaria sobrietà della messinscena, la colonna sonora misera, una regia statica, poco incisiva, che fa pensare per la lentezza e per l'insistenza del piano fisso ad una versione castigata dei sexploitation spagnoli coevi (L'orgia dei morti di José Luis Merino ma anche alcune regie impoverite di Jess Franco), due location ripetute ad nauseam, volti in disuso o in attesa di rilancio - e comunque sufficientemente svogliati per non dare il meglio di sé -, affaticano la comprensione di una storia tutto sommato semplice. Inoltre le schermaglie di bassa ironia popolare, del tutto ingiustificate, appesantiscono il contesto e negano la fruibilità di un prodotto pensato per un consumo istantaneo ma alla fine dei conti terribilmente difficile da digerire.

Hong Kong, Taiwan, 1972
Regia: Chow Yuk Kong
Soggetto / Sceneggiatura: Tyrone Hsu
Cast: Margaret Hsing, Yang Fan, Lui Ming, Carrie Ku, Got Siu Bo

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