"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Case of the Cold Fish

The Case of the Cold FishDopo aver interpretato in lungo e in largo il poliziotto tutto d'un pezzo, Danny Lee dimostra grande intelligenza nel mettersi dietro a una scrivania per produrre un film piccolo, un thriller sottotono con ironiche venature da commedia nera. The Case of the Cold Fish è fatto di poco o niente, senza grandi capitali, senza la città - il che sembra un'eresia, visto che bene o male è un thriller poliziesco -, senza un vero cast, ma piuttosto con residui malridotti dell'azione meno nobile. Almeno non mancano le idee, che arrischiscono con spirito caustico una sceneggiatura semplice e non banale. Al centro dell'attenzione una piccola isoletta vicino Lantau, con un capo della polizia ingrassato e imbolsito, una specie di Maigret indisponente e impigrito. Il quale però, alle prese con il primo omicidio della storia del dipartimento locale, commette una leggerezza imperdonabile, inimicandosi un ispettore della omicidi hongkonghese in trasferta: il ligio tutore prende in mano le redini e dà una bella scossa all'intero paesello, dove tutti sono imparentati o si conoscono, indagando alla sua brusca maniera, poco interessato a gerarchie e usanze tradizionali.
In una cornice inusuale e con poco a disposizione, Jamie Luk, che di certo non è un genio - né lo diventa dopo questo piccolo sprazzo di originalità -, dimostra personalità e maneggia il materiale con disinvoltura. I piccoli miracoli avvengono soprattutto con un cast poco blasonato, con tanti attori disposti a prendersi in giro e a auto-parodiare la propria immagine, quello status acquisito in anni di onorata e onorevole militanza. Proprio per questo lo spettacolo è uno specchio di se stesso, che spinge il pubblico - i pochi che hanno incautamente scommesso e che sono stati ricompensati per il coraggio - ad ammirare Michael Chow che mostra la ciccia e canta sguaiatamente (quando non dorme o non affoga nella birra), Michael Wong insultato pesantemente dall'inizio alla fine perché parla male il cinese e somiglia troppo a un odiato gwailo, Shing Fui On poliziotto depravato che nel tempo libero indossa gli abiti sacri e officia alle cerimonia funebri o Emily Kwan improbabile reginetta sexy, scurrile e volgare quanto serve. La sorpresa allora è che The Case of the Cold Fish sia un prodotto dalla Magnum, solitamente abituata a maggiore presenza di testosterone e a situazioni più ardite, ma che pur senza troppi mezzi riesce a rendere accattivante una confezione poco lussuosa: le affascinanti location rurali, ben illuminate dalla fotografia del sempre bravo Ko Chiu-lam e la direzione artistica del regista Raymond Lee dimostrano per l'ennesima la validità della classe media dell'artigianato cinematografico cantonese.

Hong Kong, 1995
Regia: Jamie Luk
Soggetto / Sceneggiatura: Law Gam Fai, Lam Wan Hang
Cast: Michael Wong, Michael Chow, Emily Kwan, Valerie Chow, Shing Fui On

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