The Child's Eye 3D

Scritto da Paolo Villa. Postato in FILM

The Child's Eye 3D3 ragazzi e 3 ragazze, 3 coppie per giunta, trascorrono le loro vacanze in Thailandia, in un albergo di quelli puliti puliti da turista all-inclusive che sembrano uguali in tutto il mondo. C’è qualcosa di storto nella relazione tra due di loro, Rainie (Rainie Yang) e Lok (Shawn Yue), ma il giorno del ritorno a Hong Kong promette di riassestare il tutto, una volta giunti a casa. Il problema è che Bangkok è in subbuglio, gli oppositori del governo manifestano in piazza, la polizia non ci va leggera e l’aeroporto è bloccato. I 6 trovano un alloggio d’emergenza nell’unico albergo che sembra rimasto disponibile, e manco a farlo apposta si tratta di un posto piuttosto strano, in cui un trio di ragazzini e il loro cane fissano da subito le loro morbose attenzioni sui protagonisti, le camere pullulano di scarafaggi di dimensioni ragguardevoli (ah, i cockroach del sudest asiatico, finalmente dal turismo global si passa al local!) e i gestori hanno un fare tra il maniaco e il freak.
Il mistero sta tutto nella storia dell’albergo e della morte della moglie del gestore, che rendono lugubre un luogo che fisicamente lo sarebbe più perché fatiscente che per storie di fantasmi; e mentre i ragazzi del gruppo spariscono uno a uno nei labirintici corridoi dell’hotel, Rainie cerca la verità, convinta che la aiuterà a salvare gli amici…

Dopo una parentesi durata 5 anni, i fratelli Pang ritornano a inserire la parola "Eye" nel titolo di un loro film, ma bisogna mettere in chiaro che i legami con la serie di The Eye si fermano praticamente qui; altra informazione notevole già presente nel titolo è che The Child’s Eye è il primo (o tra i primi) horror asiatico girato in digital 3D. Oltre a questi due fatti incontrovertibili tanto da apparire già nel titolo, The Child’s Eye 3D si segnala per essere un horror adolescenziale di marca Pang bros con molte parentele (o forse dovremmo parlare di coerenza e tematiche ricorrenti) con lavori come Re-Cycle e In Love With the Dead.
La narrazione fa fatica a decollare per tutta la prima metà del film, giocata sui toni della commedia di fantasmi a cui si interpolano le vicissitudini relazionali delle coppie protagoniste, e costringe lo spettatore alla fatica di sostenere le palpebre, ma poi decolla tra viaggi  dimensionali/temporali, visioni oniriche, allucinazioni, bimbi con teste di cane, corridoi escheriani, scene di ordinaria macelleria in cucina (con uno stupendo Gordon Lam Ka Tung che fa il verso all’Antony Wong di The Untold Story), e una discesa agli inferi che regala la scena più intensa del film, quella in cui Rainie entra nel mondo dell’aldilà, e lo trova popolato di enormi riproduzioni in carta degli oggetti di vita quotidiana, che, secondo la tradizione cinese, i parenti bruciano in onore dei propri antenati defunti. La cavalcata finale di mezz’ora dentro il delirio del mondo dei Pang è visivamente ed emotivamente toccante, e ripaga di una prima ora moscia e con pochi guizzi, dispiegando ancora una volta uno stuolo di cavalli di battaglia dei due gemelli tailandesi: la vita oltre la morte, la nascita, il karma.

Poco da segnalare sul fronte della stereoscopia, che nel film è composta di quadri lunghi in cui si ha modo di spaziare con la vista (approccio per lo meno interessante, pur se non di certo coinvolgente e pienamente riuscito negli esiti), ma pure dei soliti, sensazionalisti effetti di oggetti e cose (una mano, un bimbo-cane) in caduta e propulsione verso lo schermo (la solita, stancante, roba che ti arriva in faccia). Del resto, il cinema dei Pang è spesso così: visivamente affascinante, narrativamente sghembo, coinvolgente in maniera discontinua. The Child’s Eye 3D non fa eccezione, ma non risparmia nemmeno perle che possono valer la pena di subirlo/vederlo fino alla fine, una volta avvertiti della pazienza necessaria per potercela fare.

 

Hong Kong, 2010
Regia: Danny Pang, Oxide Pang.
Soggetto/Sceneggiatura: Danny Pang, Oxide Pang, Pang Pak-sing.
Cast: Rainie Yang, Elanne Kong Yeuk-Lam, Shawn Yue, Gordon Lam Ka-Tung.


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