"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Conman

The ConmanDopo qualche anno di lontanza da uno dei suoi argomenti prediletti, Wong Jing torna al gioco d'azzardo come tema portante per una pellicola, The Conman, che solo in apparenza si rifà al suo precedente successo God of Gamblers. Lì c'era già Andy Lau, il cui spirito edonista era però sotto controllo: il vero referente è allora il triad-mélo A True Mob Story. Di quest'ultimo Lau riprende il personaggio da loser cui il Fato non concede tregua (simile la situazione familiare simile, simile la sorte), con qualche licenza poetica sul buon gusto generale e sui metodi usati per ottenere la rivincita. In fondo è un dramma tragicomico su un giocatore che dopo aver scontato la sua pena - per aver ucciso un'irascibile giocatore - si rimette in pista e cerca di ricostruire la propria vita, quella del suo nuovo protetto Skinny Dragon e della di lui sorella.
Le banalità, inevitabili, del (possibile) filone avventure al tavolo verde ci sono tutte, e non mancano le sottolineature del caso. In questa circostanza più che mai si rimpiange il talento di un regista che continua a buttare via la propria arte in prodotti stupidamente commerciali e di scarso spessore qualitativo. Tanti momenti sarebbero da capogiro - l'iniziale piroetta della camera attorno alla spaesata Angie Cheung; il montaggio parallelo durante l'omicidio di Ben Ng; alcuni pregevoli stacchi melodrammatici -, ma nel momento esatto in cui si è quasi convinti delle abilità del regista (che giunge anche ad adottare allegorici step-framing e un bianco e nero ai limiti dell'onirico per alcune sequenze di buon impatto) irrompono gli immancabili strappi demenziali. I quali, finché mettono alla berlina il sempre inadeguato Nick Cheung - preso in giro da Andy Lau perché non sa cantare particolarmente bene -, sono accettabili, ma quando inscenano un finto incidente d'auto per due volte di fila - e magari si spera anche che qualcuno caschi al secondo risibile tentativo - o provano a sostituire lo stesso Cheung con il famoso calciatore Ronaldo (in una riproposizione ribaltata della finale dei mondiali del 1998 tra Brasile e Francia: per la cronaca - di Spencer Lam, vero ex commentatore sportivo - finirà tre a due per i carioca...) diventano stucchevoli e di cattivo gusto. Meglio il cast, stellare, sprecato senza il minimo imbarazzo: finiscono in secondo piano gli attori più in parte - Athena Chu, Angie Cheung, Emotion Cheung, il taiwanese Jack Kao - e hanno l'onore della ribalta facce da dimenticare come il volto addormentato di Waise Lee pelato. Andy Lau tiene in pungo carte e scena, dimostra di possedere carisma anche con i capelli bianchi, finisce per conquistare pubblico e pupa di turno e prepara il terreno per due sequel. Il montaggio di Marco Mak e la colonna sonora di Lincoln Lo, come sempre pomposa e subito fischiettabile, non salvano dalla stanchezza. In fondo gli anni ottanta, periodo in cui una simile pellicola avrebbe funzionato meglio, non sono più a portata di ricordo.

Hong Kong, 1998
Regia: Wong Jing
Soggetto / Sceneggiatura: Wong Jing
Cast: Andy Lau, Nick Cheung, Athena Chu, Waise Lee, Angie Cheung

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