"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Demon's Baby

The Demon's BabyIl timido cuoco Day-Six è innamorato della servetta Little-Fish. Sulla ragazza ha messo gli occhi anche il suo autoritario padrone, non pago delle sue quattro mogli. Mentre la storia d'amore tra i due innamoratini si infiamma in segreto, il capofamiglia ha la bella idea di piazzare in casa cinque vasi, all'interno dei quali risiedono altrettanti demoni ansiosi di reincarnarsi. Quando le quattro mogli dell'uomo e la piccola Little-Fish restano incinte, gli spiriti si risvegliano e prendono possesso degli uteri e dei loro occupanti. Le cose si fanno sempre più complesse e sfuggono al controllo delle parti in causa, tanto più che neanche il monaco taoista chiamato in tutta fretta per esorcizzare i malvagi intrusi sembra in grado di fronteggiare la minaccia.
The Demon's Baby è un horror povero ma ingegnoso, con effetti speciali volutamente esagerati - niente digitale, solo cartapesta e make-up fortemente accentuato -, una versione ancora più grossolana e scapestrata degli eccessi grandguignoleschi di La cosa di Carpenter (i ventri carnivori che si aprono per mietere vittime). Pervaso da battute pepate e da uno humour malsano - compresa una salace presa in giro di Raise the Red Lanterns -, che rompe a sorpresa l'atmosfera tesa, melodrammatica, e prepara lo spettatore, stordito da tanta strafottenza, per il massacro finale, dove il tirannico Tsui Kam-kong, variabile impazzita, spara a raffica sulla folla pur di salvarsi dai mostri, falciando solo vittime innocenti; è un film che vive di alti e bassi e continui cambi di ritmo, dal mélo tragico alla farsa strampalata, dall'horror spiritico alla commedia surreale. Esordio di Kent Cheng, modesto mestierante, braccio armato dal vulcanico Wong Jing, la pellicola è una divertente escursione nel kitsch esasperato, con interpreti giovani, praticamente sconosciuti (la diva taiwanese Annie Wu; il simpatico Emotion Cheung), e veterani disposti a prendersi in giro (il succitato Tsui; Anthony Wong, stregone e cialtrone: finirà malissimo). Senza troppe pretese è un modo simpatico, tutto hongkonghese, di concepire il brivido rivisto e corretto secondo le basilari regole dell'exploitation scatologica, avendo presente sia la lezione buffa di Mr. Vampire che quella scorretta - ma pudica - di Erotic Ghost Story.

Hong Kong, 1998
Regia: Kant Leung
Soggetto / Sceneggiatura: Kant Leung
Cast: Emotion Cheung, Annie Wu, Tsui Kam-kong, Anthony Wong, Lee Siu-kei

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