The Enigmatic Case

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in FILM

The Enigmatic CaseThriller wuxia, scritto con grande acume e messo in scena con astuzia, sfruttando un primo flash forward e una lunga serie di flashback, molto cupo, sulla falsariga di The Butterfly Murders di Tsui Hark, The Enigmatic Case segna un debutto molto importante, quello di un sicuro regista di talento, Johnnie To. Anche se rispetto al film di Tsui, questo è più difficile da inquadrare nell'ambito della prima new wave, forse perché l'approccio risulta troppo spettacolare e poco contestualizzabile (in ottica provocatoria e/o ribelle); non si tratta di una frattura programmatica ma di una prosecuzione sistematica e aggiornata della golden age degli Shaw Brothers. Da cui la colonna sonora a metà tra canto-pop (à la Sam Hui) e spaghetti western e quegli stessi temi classici (onore, vendetta e innocenza perduta), riproposti in chiave cinico-pessimista. Il protagonista è un virtuoso della spada, accusato di un triplice omicidio a scopo di lucro (un goloso carico d'oro); dopo una rocambolesca fuga di prigione - dove subiva costanti torture tese a fargli confesare l'ubicazione del bottino ancora da ritrovare -, braccato dalla giustizia e da una schiera di marrani disposti a tutto per denaro, l'eroe incontra una ragazza, figlia del defunto magistrato incaricato di scortare l'oro e bellicosamente in cerca dell'assassino del padre.
La regia, ricca di tocchi estetizzanti, fa la differenza, alternando carrellate rallentate a stacchi fissi che congelano l'azione, salvo poi esplodere, letteralmente, durante gli ultimi due combattimenti, uno tragico, l'altro disperato e animalesco. Accenni di step-framing, ralenti, replay, immaginifici giochi di luci (il duello nella caverna illuminato dalla luce fioca di una torcia), violenza gratuita (e al tempo stesso necessaria), montaggio frenetico, fotografia sgranata e tante idee innovative agiscono sul più tradizionale dei generi per cadenzarne andamento, temi e sentimenti rilevanti (sporcati da riflessi melodrammatici). Il crescendo è tale che l'inizio rallentato e volutamente confuso passa presto in secondo piano: senza fretta, cattiva consigliera, To si concede il tempo necessario per accrescere gradualmente la tensione e per coinvolgere in toto. Ben scelti e molto ben guidati i giovani protagonisti, soprattutto la dolce Cherie Chung, reginetta di bellezza al debutto cinematografico, e il mite Damian Lau, il cui volto intristito e i cui silenzi insistiti sono giustamente funzionali all'enigmaticità del titolo.

Hong Kong, 1980
Regia: Johnnie To
Soggetto / Sceneggiatura: Jue Au
Cast: Damian Lau, Cherie Chung, Lau Kong, Chiang Han, Geung Ming

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