"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Golden Lotus

The Golden LotusPer l'ennesima volta in pochi anni Li Han-hsiang riprende temi popolari e li rivisita alla sua maniera: stavolta tocca al elebre racconto erotico Jin Pin Mei, risalente alla dinastia Song, più volte portato sullo schermo - lo stesso Li lo riproporrà sintetizzato in uno dei tre frammenti di Illicit Desire e nel tardo The Golden Lotus - Love and Desire, del 1991. E' la storia dell'arrogante Ximen Qing, latin lover disposto a tutto pur di possedere le donne che gli piacciono (e che subito dopo aver conquistato dimentica, come un giocattolo che non lo solletichi più: è il caso prima della sposa di un rivale, Pan Jinlian, poi della servetta Chunmei, quindi della vedova allegra Li Pinger). La sua smania di sesso non conosce limiti: omicidi, tradimenti, cospirazioni, trucchi, niente può ostacolare alla sua passione incontenibile. Finirà per pagare i suoi errori, giusto contrappasso, ricevendo la stessa medicina data alle tante mogli e ai sottoposti continuamente umiliati.
Li è uno storico applicato al cinema - la voce over che introduce le fasi salienti della storia - e le sue pellicole sono un ossimoro, un'oasi a sé dove raffinatezza e volgarità si incontrano senza stonare. In The Golden Lotus non mancano nudità, scene cruente, sarcasmo irriverente, che si stemperano nello sfarzo delle scenografie, dei costumi, nella splendida cornice ricostruita, nella raffinatezza di luci e colori, nella notevole colonna sonora classicheggiante. La stessa regia è una polemica esibizione di stile: alterna rozze zoomate a languide carrellate che accarezzano i corpi (e i minuti piedini, come tradizione impone) delle procaci protagoniste. Con partecipazione per il piacere e gli amplessi e disprezzo per i corpi sudati e gli adultéri perpetrati senza scrupoli, ad ogni costo, pur di soddisfare i bisogni materiali più bassi. Senza esagerare sulla portata dell'opera, la novella popolare è elevata a sistema metrico del costume, a metafora consapevole del suo valore sociale. In questo senso il dramma erotico, di per sé amorale e potenzialmente trasgressivo, acquisisce tutt'altra valenza, distanziandosi con autorevolezza e competenza dal lascivo mondo del soft-core senza arte né parte. Ma senza per questo nascondersi dietro le sue intenzioni: The Golden Lotus è un film forte, sporco - le scene di tortura, le ingiustizie, il tirannico protagonista Peter Yang, macchietta violenta -, ironico - più di quanto possa apparire in superficie -, arguto1. E' l'altra faccia dello specchio, la preziosa decadenza dell'autore di capolavori romantici e di operette huangmei sul finire degli anni '50, la sua presa di coscienza e la sua disillusione, il suo disperato rifugiarsi in un passatismo attualizzabile e incompromissorio.

Note:
1. Aguzzate la vista: c'è anche spazio, in un piccolo ruolo, per un giovanissimo Jackie Chan!

Hong Kong, 1974
Regia: Li Han-hsiang
Soggetto / Sceneggiatura: Li Han-hsiang
Cast: Peter Yang, Woo Gam, Tien Ni, Chan Ping, Chiang Nan

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