The Green-Eyed Demon

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in FILM

The Green-Eyed DemonDue eroi a confronto: la scontrosa Green-Eyed Lady Monster from the Snow Mountain e lo sprezzante Golden Hand Scholar from the South Sea. Dapprima nemici, poi alleati, quindi ancora nemici, infine quasi innamorati. Contro di loro e a cercare di impedirne l'ascesa nel mondo del jiang-hu tre loschi figuri, più buffi che pericolosi. Sconfitti due e sulle tracce dell'ultimo, i due spadaccini, che hanno dei conti in sospeso con la principessa della fortezza Taishan, si recano lì per cercare vendetta e la vittoria finale. Vicini a soccombere, i due combattenti si uniscono per un ultimo, letale duello, che vede completamente sconfitta, ma perdonata con un magnanimo colpo di scena finale, l'odiata nemica.
Chan Lit Ban, regista abituato alle saghe a lungo termine, abbandona per una volta le sue tipiche scorribande a tutto campo con decine di attori e grandi scene corali per tentare un approccio assolutamente all'opposto. The Green-Eyed Demon, conosciuto anche come Green-Eyed Demoness (titolo più appropriato a volersi fidare degli occhi della protagonista immortalati in primo piano sui crediti, quasi fosse una serenata del regista alla sua musa), è la risposta secca e immediata in chiave wuxiapian ai film sui giovani ribelli che spopolano nei cinema: Suet Nei, mai così a suo agio, e Kenneth Tsang, eroe per caso con grande senso dell'umorismo, sono due spavaldi ah fei; e nel loro rincorrersi allegramente, tra un combattimento e l'altro, scimmiottano Connie Chan e Lui Kei quando scorazzano in panni moderni. Cambia l'ambientazione, cambia il genere - con le necessarie concessioni alle coreografie marziali, ben curate anche se meno maestose del solito -, cambiano i temi, non muta però la sostanza: i due spadaccini sono sì cavalieri senza macchia ma sono anche immaturi e vivaci come libellule, liberi di prendere in giro se stessi, il prossimo e il pubblico intero, corteggiandosi, facendosi scherzi e improvvisando gag improbabili, come un flirt volatile in una bara infuocata.
Il sangue e alcune scene da horror gotico ci ricordano che il cappa e spada, nella mente di Chan Lit Ban, cultore del filone e tra i suoi esegeti di maggior talento, non va mai preso a cuore leggero; né tantomeno che se ne possa fare una parodia aperta e spudorata. Semmai la superficialità dell'ironia e la voglia di scherzare nei momenti di tensione stemperano la violenza e annacquano i topoi canonici per giustificare, in un momento di sobria lucidità, la tempesta agonistica finale cui segue un epilogo buonista, con uno schiaffetto, un sorriso e un mezzo svenimento che chiudono senza fronzoli un godibilissimo walzer del corteggiamento, appena accennato anche se lungo novanta minuti.

Hong Kong, 1967
Regia: Chan Lit Ban
Soggetto / Sceneggiatura: Ling Hon
Cast: Suet Nei, Kenneth Tsang, Tam Sin-hung, Sek Kin, Ko Lo-chuen

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