"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Group

The GroupAlfred Cheung è un regista old school: The Group è una sarabanda di generi e situazioni, ha una partenza da melodramma morale, poi sterza bruscamente verso il noir d'azione, infine si trasforma in black comedy ricca di ironia e sangue. Alfred Cheung parte dall'esperiena Milkyway per svilupparne una rilettura schizzata. Ma la mano del regista, da sempre noto per il suo grande sense of humour, è in grado di sferzare lo spettatore con originalità e intelligenza. Doti non trascurabili, come la capacità di coniugare vecchie pulsioni (sparatorie ben coreografate, inseguimenti rocamboleschi, tanti morti in una cornice apparentemente inadatta) e nuovi stimoli.
E' la soria di sei amici, cresciuti insieme in un orfanatrofio nella venerazione di un prete, padre Martin, che adesso svolge attività di missionario in Somalia. Alla morte improvvisa dell'uomo i sei decidono di attivarsi maggiormente per fare del bene e per aiutare economicamente i bambini del terzo mondo. Invece di inventarsi qualche attività di beneficienza, i nostri - tutti seri professionisti, stimati e arrivati, chi regista, chi psicologo, chi avvocato di successo - decidono di prendere in pugno le pistole e di rapinare un furgone portavalori e di devolvere il ricavato alle popolazioni africane. Qualcosa va storto, ma lo spirito d'iniziativa non manca al gruppo, che nonostante una defezione improvvisa, continua con il progetto iniziale prendendo di mira un boss della droga e un poliziotto corrotto. A loro si unisce la pecora nera Chiller, capo triade di un certo livello, in realtà figlio illegittimo di padre Martin.
La fusione di mille sensazioni diverse è senza dubbio la carta migliore a disposizione di un trattamento altrimenti striminzito, seppure sostenuto da un soggetto abbastanza originale. In un'unica passata il regista e i suoi collaboratori centrifugano Amici miei, Le iene e certo pulp noir post-Tarantino, il nonsense di Michael Hui, la favola di Robin Hood, la farraginosità delle soap operas televisive, alcuni spy movies mission-impossible-dipendenti. Il lavoro sporco spetta ai dialoghi per tutto il primo tempo e all'azione nella ripresa. Ma a emergere è quasi esclusivamente la recitazione, grazie al cast ben assortito. Cheung, abituato a stare dietro e davanti alla macchina da presa, si riserva il ruolo di Ming, regista appassionato di armi. Poi recluta un discreto parco attori, capitanato da Francis Ng e dalla sottovalutata Christine Ng, con la seconda fila composta da Almen Wong, Miriam Yeung, Anthony Wong e Ken Wong.
Chi conosce un minimo il cinema di Alfred Cheung sa che il regista non lascia niente al caso e preferisce lavorare con tutte le variabili sotto controllo. Certo questa sua maniacalità finisce per limitare guizzi e per spersonalizzarne lo stile ma di rimando il difetto si trasforma in pregio, totale garanzia di precisione e di una confezione sempre curata ed elegante. The Group conferma la tendenza e tuttalpiù concede qualche libertà non pronosticata dovuta al carisma degli attori (il finale con il triello). E proprio alla coralità trae i vantaggi: le singole personalità si sminuzzano e i contrasti sono smorzati all'eccesso. Tutto troppo facile, forse, anonimo, probabilmente, e troppo implausibile, ma anche questo è cinema, se lo scopo di intrattenere e divertire (e nel caso anche di far pensare un po' a problemi più seri) è raggiunto senza particolari difficoltà.

Hong Kong, 1998
Regia: Alfred Cheung
Soggetto / Sceneggiatura: Alfred Cheung, Wong Wang Gei, So Man Sing
Cast: Francis Ng, Alfred Cheung, Christine Ng, Almen Wong, Ken Wong

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