"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Island of Greed

The Island of GreedLa lotta serrata tra giustizia e criminali si sposta nella florida Taiwan, assediata da un lato dai temuti vicini di casa della Repubblica Popolare Cinese, dall'altro dalle triadi, che sotto mentite spoglie - un apparentemente rispettabile uomo d'affari - ambisce la potere politico. Contro di lui si schiera apertamente solo un poliziotto incorruttibile. A tanti anni di distanza dai suoi esordi, Johnny Mak non ha cambiato modi di fare. Produce per il fratello Michael (ma le riprese furono iniziate da Clarence Ford, che abbandonò dopo pochi giorni per divergenze insanabili) una pellicola complessa, lunga, ambiziosa, il cui unico scopo è aggiornare a un lustro di distanza l'etica dei big timers. Ossia di quelle agiografie di grandi criminali che hanno reso famoso l'astuto produttore dopo il successo di To Be Number One e dopo l'inatteso flop del monumentale - e stremante - dittico The Lord of East China Sea.
La formula, che aveva già trovato la sua misura ideale nelle pellicole di cui sopra, e che ha vissuto la gloria del momento beneficiando di numerose imitazioni, più (First Shot) o meno (The Incorruptible) riuscite, non paga più. The Island of Greed, pur essendo come al solito accurato e intrigante, rimane un prevedibile prodotto fuori tempo. L'errore, grave, è il non aver sporcato le parti in causa, limitandosi ad un bianco e nero poco conciliante: l'approccio categorico non permette ai due coprotagonisti di elevarsi dalle media di tanti cops and robbers senza particolare personalità. Le interpretazioni sono di ottimo livello, soprattutto la prestazione di un Tony Leung Ka-fai in splendida forma, che si diverte un mondo - e si vede - a esagerare le sfumature negative del suo personaggio. Meno adeguati Andy Lau e la starlette taiwanese Annie Wu, ma l'ambigua donna del boss cui presta voce Pauline Suen prevvede colmare il vuoto di carisma. Michael Mak si conferma esecutore diligente, un po' arrugginito quando deve ricorrere al movimento per ravvivare l'azione, e decisamente invecchiato quando mette in scena un epilogo dove esplosioni ed omicidi non tengono fede alle attese.
Monumento funebre a un tipo di cinema, che appare prima di essere, e che sembra più ricco di quanto effettivamente non sia. Regia precisa, commento sonoro adeguata, buon cast e contorno tecnico all'altezza non levano la sgradevole sensazione che il retrogusto amaro non sia per una volta una scelta voluta da parte degli artefici. Tanto che rimangono in mente solo le esecuzioni cruente e l'avvincente baraonda corale, tra taxi e fiamme roventi. E per una volta il particolare trionfa sul generale.

Hong Kong,  1997
Regia: Michael Mak
Soggetto / Sceneggiatura: Johnny Mak
Cast: Tony Leung Ka-fai, Andy Lau, Pauline Suen, Annie Wu, Winston Chao

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