"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Isle of Fantasy

The Isle of FantasyDopo il successo della serie Happy Ghost, da lui ideata e interpretata, Raymond Wong ne ripropone gli elementi basilari per tutti gli anni '80, tra seguiti e imitazioni: è quest'ultimo il caso di The Isle of Fantasy, diretto dall'ancora acerbo Michael Mak. Una commedia generazionale molto immatura che ha come unico presupposto di partenza la compresenza delle giovanissime attrici lanciate da Wong nella succitata serie, le cosiddette Happy Girls: faranno tutte carriera, da Rachel Lee (prima di cambiar nome inglese conosciuta come Loletta) a Fennie Yuen, passando per la dolce Ann Bridgewater, Bonnie Law, May Lo e Charine Chan. Protette - per modo di dire, visto che sono i primi a combinare guai e equivoci - dagli unici due adulti disponibili - una pudica guida scout e un imbranato venditore porta a porta: ovviamente i loro duetti fanno scintille - dopo aver fatto naufragio su un'isoletta sperduta e deserta, le nostre, adolescenti poco più che bambine, dovranno cavarsela da sole in balia della natura, in attesa dei soccorsi. Finiranno addirittura, aiutate da un esule volontario, dal suo gorilla ammaestrato e da un poliziotto più morto che vivo, per scontrarsi contro una banda di spregiudicati trafficanti di oppio.
The Isle of Fantasy non va molto oltre la favole propedeutica, con buoni sentimenti e un prevedibile istinto comico che sfrutta la minaccia della natura (ostile) - paradiso quando contrapposta allo squallore urbano / inferno quando non ne presenta le comodità ormai abituali - e i contrasti psicologici dei caratteri costretti a convivere alla giornata. Lo spessore è quello di un Robinson Crusoe annacquato (in salsa canto-pop, con numerosi divertenti stacchetti canori) che, pur essendo privo, per esempio, della consapevolezza e delle potenzialità sociali di Il signore delle mosche, nel ribaltare il concetto del malessere giovanile tipico degli anni '80 si apre a velleità poco innocenti. Lo sguardo rasenta il voyerismo, non mancano scatologia e temi adulti - le allusioni sexy / sessuali; i doppi sensi; la droga che manda in estasi l'intero gruppo - e il confronto serrato prima della chiusura è più cruento del previsto. La sceneggiatura di Wong è un accumulo di coincidenze - gli scherzi puerili, quasi sempre fuori fuoco -, stereotipi e personaggi malriusciti - particolarmente il gorilla e la ragazza impazzita che crede di essere un gatto -, e nel delineare le rivalità all'interno della banda si affida troppo a contrasti prevedibili. Però cita a suo modo il poliziesco - c'è persino un undercover in missione - e i classici film di pirati - aggiornati alla violenza delle triadi - e si diverte a mettere in imbarazzo lo spettatore alludendo più di quanto sarebbe consentito visto il target spudoratamente infantile / familiare. Risaltano allo stesso modo le esotiche location thailandesi e le trascinanti musiche di Mahmood Rumjahn.

Hong Kong, 1985
Regia: Michael Mak
Soggetto / Sceneggiatura: Raymond Wong
Cast: Raymond Wong, Teresa Caprio, May Lo, Bonnie Law, Fennie Yuen

Free Joomla templates by L.THEME