The Lady Improper

Scritto da Emanuele Sacchi. Postato in FILM

The Lady Improper

Siu-man, ginecologa, convive con traumi che le impediscono di vivere liberamente la propria sessualità. Questo ha compromesso tanto il suo recente matrimonio che il suo lavoro: per ritrovare se stessa si prende cura del ristorante del padre, ricoverato in ospedale in seguito a un malore. Il nuovo chef Jiahao è uno spirito indipendente, che ama viaggiare e sedurre le donne.

In seguito al ruolo interpretato in Sara di Herman Yau, spigolosa storia di abusi sessuali e cicatrici impossibili da rimarginare, la metà superstite del duo musicale Twins (l'altra, Gillian Chung, rimase coinvolta in un celebre scandalo hongkonghese di foto sexy) Charlene Choi ha alterato irreversibilmente la propria immagine. Dapprima abbonata a parti di fidanzatina acqua e sapone, ora Choi incarna una donna più matura e sessualmente spregiudicata, tormentata da drammi personali inconfessabili.

Il personaggio di Siu-man è diretta conseguenza di quell'esperienza e Jessey Tsang (Big Blue Lake) costruisce attorno alla sua performance The Lady Improper. Un incipit che rivela la natura dell'operazione - con una scena di masturbazione inquadrata da dietro, con movimento della macchina ad allontanarsi - è l'inizio di un viaggio all'interno della sessualità di Siu-man, destinata ad attraversare umiliazioni, tentazioni insopprimibili e passi dolorosi ma necessari.

L'ispirazione di Jessey Tsang è riconducibile tanto alla Meg Ryan sexy di In the Cut che alla Julia Roberts alla ricerca di se stessa di Mangia Prega Ama, con tutti i luoghi comuni del caso sull'abbinamento tra cibo e sesso. Non manca neppure l'assaggio delle pietanze ad occhi bendati, che rimanda in maniera lampante a due scene analoghe (assaggio e bendaggio) di 9 settimane e ½. Un momento "scult" (aggravato dalla sezione in cui Siu-man segue un corso di pole dance), sintomatico del fatto che il problema, ancor più della storia che Jessey Tsang intende raccontare, stia nel linguaggio di cui la regista si serve per farlo, derivativo e stereotipato, figlio di visioni sfruttate e archiviate dal nostro immaginario.

E così anche le conclusioni tratte sulla natura umana divengono semplificazioni eccessive: il timido corteggiatore spaventato dai lati oscuri di Siu-man, cerca in lei una proiezione o estensione di sé e la oggettivizza, al pari del marito che non ha pazienza di aspettarla, né compie alcuno sforzo per comprenderne le esigenze. D'altra parte Siu-man sembra inconsciamente ostacolare queste avances, rivelando improvvisamente la propria sensualità al primo e rifuggendo il secondo, per inseguire un sogno romantico con chi invece - Jiahao - si qualifica fin da subito come uno spirito nomade, privo di vincoli. 

Ma il percorso di Tsang per giungere a conclusioni già viste sfiora la comicità involontaria - sesso in cucina che sembra uscito da Il macellaio, una farfalla in computer grafica che simboleggia la rinascita spirituale - e non riesce a riallacciare i fili (cosa prelude al trauma di Siu-man? Qualcosa legato all'infanzia?). Per quel che si era visto a inizio carriera di Jessey Tsang e nonostante gli encomiabili sforzi interpretativi di Choi, ci si attendeva molto di più, soprattutto a livello di sguardo cinematografico e originalità nella messa in scena.

Hong Kong, 2019
Regia: Jessey Tsang.
Soggetto/Sceneggiatura: Jessey Tsang, Link Sng.
Cast: Charlene Choi, Wu Kang-ren, Cecilia Yip, Lau Wing.

 

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