"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Lady Professional

The Lady ProfessionalGe Tianli, killer per vendetta, è ricattata da un losco approfittatore. L'uomo, il cui mandante è un potente industriale implicato in affari sporchi, la costringe ad assumere un incarico rischioso: far fuori un testimone scomodo. La ricompensa a missione compiuta non sono però soldi, ma un tentativo di benservito che scatena la violenta reazione dell'assassina.
Sul finire degli anni '60 gli Shaw si legarono a filo doppio con le principali case di produzione giapponesi, da sempre invidiate, per capacità tecniche e realizzative, dal boss Run Run Shaw. Sfruttando il prezioso tramite del'Asian Film Festival, manifestazione panasiatica tesa a rinforzare le collaborazioni internazionali, gli Shaw importano in dosi massicce attori, direttori della fotografia, compositori, registi. A quest'ultima categoria appartiene Matsuo Akinori, che firma la sua prima regia hongkonghese dietro un astuto pseudonimo cinesizzato (Mak Chi Woh), coadiuvato dall'esperienza in fatto di exploitation del veterano Kuei Chih-hung. The Lady Professional non è altro che una variazione sul tema classico della vendetta, un curioso yakuza eiga ambientato a Hong Kong. Palcoscenico ideale per sottolineare la forza e il fascino felino di Lily Ho, pedina unica del gioco, talmente carismatica da non aver bisogno di una controparte maschile per le scene dure1. La contraddizione tecnica e il dualismo culturale aprono il dibattito, a cavallo tra due epoche, sul passaggio tra fine anni '60 (la regia elegante, la fotografia lucente e il montaggio scattante, molto moderno) e la durezza del decennio appena iniziato (gli inseguimenti velocizzati; la recitazione accennata; le scene d'azione insistite; le brutali incursioni nel gore e nel sangue, spiattellati in faccia al pubblico senza timori; la colonna sonora ritmata portante). Gli svolazzi pop - scenografie, vestiti, accessori e coolness della protagonista - rimandano direttamente ai noir di un Suzuki Seijun. Seppure la sceneggiatura non sia raffazzonata, la frettolosità dei raccordi e lo schematismo delle psicologie inficiano l'efficacia dell'azione continuata: a controbilanciare i difetti, la durata molto contenuta e l'estrema capacità di sintesi spostano l'ago in zona più che positiva.

Note:
1. Cfr. Edward Lam - Lily Ho of Hong Kong, in Angela Tong (a cura di) - The Shaw Screen - A Preliminary Study (Hong Kong Film Archive, 2003 - pag. 247).

Hong Kong, 1971
Regia: Matsuo Akinori, Kuei Chih-hung
Soggetto / Sceneggiatura: Gan Suk Mei
Cast: Lily Ho, Cheung Poi San, Cheng Miu, Wong Chung Shun, Chan Shen

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