"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Legend of Speed

The Legend of SpeedAndrew Lau, Manfred Wong e Wong Jing colpiscono ancora nel tentativo disperato di monopolizzare un certo tipo di cinema commerciale. Senza accorgersi di essere stati sorpassati a sinistra da artigiani (Steve Cheng, Marco Mak) e autori (Joe Ma) più bravi a comprendere sentimenti e aspettative dello fascia di spettatori tardo-adolescenti, ripropongo lo stesso film ad nauseam. The Legend of Speed è l'ennesima ripetizione di personaggi cool, rascals emergenti, anti-eroi popolari. La storia di Sky, spericolato corridore di corse clandestine, costretto a confrontarsi con un ex galeotto in grado di sconfiggerlo usando mezzi criminali, è il solito cliché del giovane ribelle in cerca di se stesso e alla scoperta del proprio valore. Gli autori trovano anche il modo di aggiungere una triplice vendetta, tanto per giustificare le motivazioni del protagonista, affiancato prima da Kelly Lin poi da Cecilia Cheung, entrambe sprecate.
Il grosso difetto, oggi, di Lau come regista è l'eccesso visivo fondato su un'estetica a base di ritmi videoclippari, fotografia patinata e effetti speciali digitali invasivi. Anche in questa circostanza la sensazione è quella del giocattolo sfuggito di mano, un'esagerazione formale a dir poco stucchevole, dove la macchina da presa impazzisce ed è costantemente fuori controllo. Sinonimo di pigrizia e di reale incapacità di aggiornarsi, in The Legend of Speed, compresa un'agghiacciante sequenza in testa dove il videogioco sostituisce la realtà, paccottiglia kitsch e computer grafica rovinano le poche buone intuizioni di un dramma motoristico piuttosto prevedibile.
In sede di sceneggiatura Wong inanella una serie di ovvietà imbarazzanti, senza preoccuparsi di contestualizzare i personaggi o di renderne credibili i gesti. Un istinto censurabile per il macabro (il primo piano del cadavere nell'obitorio) e per il cattivo gusto (alcune battute riguardanti la vita sessuale del padre di Sky, Black Tone) completano il disastro. Le strategie attuate sono quelle classiche del melodramma, con continui flashback e sottofondo cantopop romantico-commemorativo, ma manca la sostanza per cui commuoversi (al contrario, per citare un titolo simile, del più compatto Full Throttle di Derek Yee). La recitazione mediocre ben si sposa al tono generale, con un'unica eccezione: l'ottima prova di Patrick Tam, nel ruolo di un meccanico autistico e coraggioso.

Hong Kong, 1999
Regia: Andrew Lau
Soggetto / Sceneggiatura: Manfred Wong
Cast: Ekin Cheng, Kelly Lin, Patrick Tam, Simon Yam, Cecilia Cheung

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