"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Loser's Club

The Loser's ClubIl cinema di Hong Kong aspettava con ansia il ritorno di Patrick Yau a tre anni di distanza dall'ultimo capolavoro: non si può nascondere la cocente delusione. Un po' più a distanza dall'amato / odiato Johnnie To, produttore accusato di eccessive ingerenze (e se davvero la fama di Yau fosse tutto merito suo?), e senza l'apporto della penna di Wai Ka-fai, Yau cambia genere, abbandona il noir senza compromessi e passa ad una commedia satirica che stigmatizza il mondo della televisione. Per The Loser's Club - gran titolo a fronte di poca ispirazione - il regista recluta due protagonisti intensi, Eric Tsang e Francis Ng. Nonostante il lungo silenzio la vena polemista del regista non si è ammorbidita granché. La stazione televisiva dove opera il regista e produttore Nam è un nido di vipere. I grandi capi si combattono a colpi di audience e di denaro, ognuno di loro ha il suo protetto da piazzare e una fama da difendere. Stona nell'ambiente Nam, a suo tempo uno dei migliori nel suo campo, oggi un mezzo fallito in cerca di una seconda occasione. Come lui, anche Kenny, cantante sopravvissuto ingloriosamente a un passato in cui poteva permettersi follie e provocazioni, vuole tornare ad essere baciato dalla gloria.
La prima parte è all'insegna della frenesia visiva, poi la regia si normalizza e la storia prepara le basi per l'impennata finale, quando sembra davvero impossibile continuare a contenere le emozioni. Yau fa un grosso passo indietro nel segno della confusione: il suo modo di girare è tecnicamente ineccepibile, si affida totalmente alla bravura dei suoi interpreti (Francis Ng che emula Freddy Mercury, non senza cattivo gusto) ma è proprio la storia a non convincere. L'idea è di puntare il riflettore su persone normali, fragili, che vogliono emergere; l'esatto contrario dei timidi eroi destinati a fine tragica ma gloriosa dei tre precedenti noir. Mancano coraggio, passione e grinta, e la confezione è un piatto gioco di stile e rimandi. Dell'indecisione di fondo è perfetto esempio l'epilogo, etimologicamente ineccepibile, ma tutto sommato eccessivamente buonista, dove la star getta via la maschera per tornare ad essere una persona, tra gli applausi della folla che fino a poco prima non voleva schierarsi dalla sua parte. Un'unica veloce emozione, sotto la neve, poi si torna a rimuginare sul buio quasi totale visto poco prima in scena.

Hong Kong, 2001
Regia: Patrick Yau
Soggetto / Sceneggiatura: Sandy Shaw
Cast: Eric Tsang, Francis Ng, Ruby Wong, Maggie Shiu, Michael Tse

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