"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Love Eterne

The Love EterneZhu Ying-tai si finge malata sino a costringere i genitori a permetterle di frequentare la scuola Ni Shan, nei pressi di Hangzhou; accompagnata dalla servitrice Yin Xin (entrambe abbigliate da uomo), incontra lungo il cammino lo studente Liang Shan-bo e il suo servitore Si Jiu. Ne nasce una profonda amicizia che ha modo di approfondirsi entro le mura della rigida scuola, sino all'inevitabile scoperta di qualcosa di più profondo. In tutti i modi Ying-tai cerca di instillare il dubbio in Shan-bo - sviato dagli abiti maschili che lei indossa - ma potrebbe essere già troppo tardi...
The Love Eterne è pellicola semplice, diretta, dove la trama procede senza sbalzi, forse persino senza sorprese; eppure riesce immancabilmente a stupire, a inchiodare i sensi permeandoli di una sensualità tracimante, in grado di sradicare qualsiasi resistenza, qualsiasi barriera con lo spettatore. Un film che si è costretti a seguire in apnea, colpiti dalla violenza estatica con la quale immagini e suoni sgorgano, fondendosi e confondendosi. Ci si trova così immersi in un mondo rigoglioso in cui gli occhi faticano a star dietro ai suadenti particolari, cesellati come si trattasse di miniature istoriate in nuvole sfuggenti; una natura intrisa di decadenza, pulsante di mistero, che si coniuga con edifici sfarzosi nella loro essenzialità, sfondo dello struggente amor tragico che attanaglia Zhu e Liang. Si tratta dunque di una semplicità complessa e sfaccettata, che obnubila la mente fino a riconfigurarla, conquistandola. Senza bisogno di durezze o asperità che non siano quelle del sentire, The Love Eterne si propaga e sedimenta, facendo rimpiangere - una volta tanto - l'arrivo dei titoli di coda. Merito senza dubbio dell'alchimia misterica generata dalla vicinanza di Ivy Ling Po e Betty Loh Tih, che cortocircuitano qualsiasi discorso di connotazione sessuale definita in un rincorrersi sincopato di sguardi e sorrisi, sorretto da una levità e candore capaci di turbare. Betty Loh Tih, emersa a ruolo di star nel 1959 grazie a The Enchanting Shadow, parte con un fare sbarazzino e indisponente, con istinti malsopiti di ribellione nei confronti di genitori e società, per perdersi poi in un gorgo di mutevole passione che le prosciuga le forze. Ivy Ling Po - con già qualche pellicola alle spalle negli anni '50 (prima di uno sfortunato matrimonio impostole dai familiari), ma qui sostanzialmente riscoperta da Li Han-hsiang - è il lato cupamente poetico del maschile, un intricato ginepraio di slanci sempre e comunque trattenuti, sino all'angoscioso precipitare finale. Ling Po - grazie alla notorietà qui acquisita - avrà modo di dimostrare la sua poliedricità, dividendosi tra i ruoli maschili dell'amata opera cinese (la stagione della huangmei diao si chiude proprio con il suo Three Smiles, irriverente ed ammaliante) e ruoli drammatici - senza dimenticare qualche incursione nel wuxiapian.
The Love Eterne, tratto da una delle più famose leggende cinesi, modello dell'altrettanto profondo The Lovers di Tsui Hark (1994), fu un enorme successo di critica e pubblico, in special modo a Taiwan, dove rimase in cartellone diversi mesi. Non a caso si aggiudicò quell'anno il premio come miglior film, miglior regista (Li Han-hsiang), migliore attrice (Betty Loh Tih), migliore performance drammatica (Ivy Ling Po), migliore colonna sonora (Zhou Lan-ping) e migliore montaggio (Chiang Hsing-loong) ai secondi Golden Horse Awards.

Hong Kong, 1962
Regia: Li Han-hsiang
Soggetto / Sceneggiatura: Li Han-hsiang 
Cast: Betty Loh, Ivy Ling Po, Jen Chieh, Li Kun, Chen Yen-yen

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