"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Lucky Seven

The Lucky SevenIn fuga da un poliziotto che la insegue per arrestarla, una scippatrice (la provocante Tina Ti, icona sentimentale in negligé) si rifugia in una casa divisa da sette coinquilini, i quali, dopo qualche minima resistenza, la invitano a restare nella speranza di riuscire ad approfittare della sua avvenenza. Il patto prevede che ogni notte l'ospite accolga nella sua camera da letto, uno dopo l'altro, tutti e sette gli uomini, anche i due sposati e con moglie a carico. L'astuta ladra finirà per raggirare gli aspiranti casanova sfruttando ogni volta un loro vizio o un difetto (ce n'è per tutti i gusti, dall'ubriacone all'ingenuo); solo l'ultimo, sincero rubacuori, entra senza scopi bellicosi e a colpi di buoni propositi riesce a vincere l'ambìto premio.
The Lucky Seven si apre nell'evidente povertà di un mini-bus con poche comparse e una fotografia di un bianco e nero spettrale. Ma se la cornice di quattro mura arredate alla bell'e meglio, unico palcoscenico dei fatti, è sobria, scarna, i contenuti sono frizzanti, schietti, vivaci, ironici al punto giusto, decisamente al passo con i tempi moderni. Merito principalmente di una sceneggiatura brillante, divertente, ricca di gag di facile comprensione, che porta in primo piano gli istinti sopiti del maschio rampante, dello spettatore medio, ansioso di ansimare di fronte alle ampie scollature di Tina Ti e di condividere con i compari sullo schermo una notte di passione.
La carica trasgressiva di quella che il critico hongkonghese Ng Ho definisce la più importante animal comedy, e che volendo può facilmente essere considerata come il primo passo verso una nuova idea di commedia sexy, è nel modo di porsi. Il peccato, le relazioni volatili, il piacere proibito, l'unica notte di follia, la libertà dai tabù sessuali non sono volgarmente esibite, piuttosto lentamente messe in mostra. Attraverso canti e balli (le musiche di Lau Wang-yuen sono splendide, c'è spazio anche per una versione strumentale di Ob-La-Di, Ob-La-Da), scambi di battute (principalmente al femminile; sono infatti le donne, anche quelle in secondo piano, come la prepotente madre di un massaggiatore, a condurre le danza: «Non ci facciamo soggiogare facilmente dagli uomini!», sbotta la pugnace Lee Heung Kam), metafore (la tartaruga cucinata per curare l'impotenza), scambi di persona (per ingannare la moglie cieca il marito fedifrago mette nel suo stesso letto un amico), trucchi (anche scatologici: il lassativo usato per frenare il desiderio), equivoci e voyeurismo alla buona (Tina Ti spiata dall'intero gruppo mentre si cambia in bagno).
L'idea della trama di proporre una bambola sensuale in mezzo a sette spasimanti, caratterizzati grottescamente, incapaci di controllare la propria lussuria, è una variante pruriginosa dei drammoni cantonesi sul problema degli alloggi super-affollati e, al tempo stesso, una rilettura ardita della favola di Biancanevein un mondo di desideri freudiani»). La morale è subito sovvertita: il gruppo - dai comportamenti ossessivi, collettivi, animaleschi, su cui però pesa la pressione del possibile fallimento individuale: il tempo gioca contro i playboy improvvisati - inneggia ai propri diritti erotici, anche a costo di scandalizzare l'audience - «E' sbagliato per così tanti uomini desiderare la stessa donna... però voglio essere incluso anch'io!» - e la quotidianità familiare - «Oggi va di moda il gioco dello scambio di coppie tra mariti e mogli» -; poi si torna alla positività, all'alleggerimento rosa, e la situazione, previo pentimento della borsaiola e innamoramento ricambiato, si normalizza immediatamente.

Hong Kong, 1970
Regia: Yeung Kuen
Soggetto / Sceneggiatura: Yeung Kuen
Cast: Tina Ti, Tam Bing Man, Cheng Kwun-min, Do Ping, Tai Wai Gwong

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