"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Magic Blade

The Magic BladeL'ingresso in scena di Fu Hung-hsueh, in penombra, con parole sussurrate all'oscurità, è di quelli che restano impressi: avvolto in un poncho trasandato, i lunghi capelli scarmigliati legati alla nuca e la letale spada rotante in pugno, è il fiero anello di congiunzione tra il ronin burbero dei chanbara e lo sgherro ridente degli spaghetti western. Sta da tempo inseguendo Yen Nan-fei, spadaccino aristocratico e dai modi alteri, per concludere un duello iniziato l'anno precedente (il motivo è inessenziale, tanto che nessuno dei due lo ricorda). Il vorticare delle loro armi distrugge oggetti e vegetazione limitrofi, ma sul più bello vengono interrotti dall'attacco improvviso di assassini professionisti. Inizia una precaria alleanza per scoprire i motivi dell'agguato, con Fu deciso a proteggere Yen; solo lui ha il diritto di ucciderlo, nessun altro! Come in ogni racconto di Ku Lung che si rispetti (dal quale il film è ispirato), un intricato panegirico di eventi coinvolgerà tutto il mondo delle arti marziali, alla ricerca del Peacock Dart, infernale fiore arabescato esplosivo. Se cadesse nelle mani sbagliate - nella fattispecie in quelle dello sfuggente Yu, giocatore segreto dell'infinita partita a scacchi che si sta dipanando dietro le quinte - sarebbe la rovina per ogni cavaliere errante onesto e leale.

Lo stile iperbolico e oltranzista di Chor Yuen ha modo di esplodere nell'usuale messe di raggiri, doppi giochi, voltafaccia e duelli esuberanti (come ricorda il cattivo di turno «Un buon giocatore deve sempre prevedere la mossa successiva del suo avversario»). Scenografie da cartoon, personaggi eccentrici oltre ogni dire e l'inconfondibile stile tra l'imbonitore circense e lo scaltro affabulare del cantastorie permettono di tenere assieme una trama sull'orlo della schizofrenia. Tutto strano (esplosioni, dardi, veleni a effetto istantaneo, maschere), dunque tutto normale: il mondo di ombre e spade delle arti marziali è rivoltato come un guanto in tutti i suoi lati dubbi, dalla brama di potere all'occultamento dei sentimenti, in una corsa (a eliminazione) verso una vetta che il più delle volte si rivela essere un baratro di solitudine. Un ritmo scalpitante che accelera sul finale, con una girandola di colpi di scena a mescolare le carte: a perdersi è però quella genialità senza frontiere che sorreggeva prove ben più equilibrate, da Killer Clans fino a Death Duel e Swordsman and Enchantress.

Hong Kong, 1976
Regia: Chor Yuen
Soggetto / Sceneggiatura: Ni Kuang, Szeto On
Cast: Ti Lung, Lo Lieh, Guk Fung, Cheng Miu, Cheng Lee

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