"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

The Magnificent Scoundrels

The Magnificent ScoundrelsSing e Fa, imbroglioni professionisti, oberati dai debiti, ciarlatani spavaldi e senza rivali, prima casualmente contrapposti da una serie infinita di equivoci poi alleati, hanno in mente un progetto ambizioso per turlupinare un usuraio senza scrupoli. Spalleggiati da una corte dei miracoli formata da prostitute, scommettitori, maestri truffaldini e complici improvvisati, i due uomini mettono in piedi un piano arditissimo, uno scalcinato congegno apparentemente infallibile.
Il primo incontro cinematografico tra Lee Lik-chi - al secondo film, proveniente dalla TVB, dove già aveva avuto il comico come suo interprete - e uno Stephen Chiau da poco assurto al ruolo di superstar (da mungere) produce scinitille: gag a ripetizione, situazioni assurde, personaggi demenzialmente complementari, scatologia a non finire e doppi sensi assortiti. The Magnificent Scoundrels, vagamente reminiscente di Due figli di... (con Michael Caine e Steve Martin; il riferimento più esplicito è però limitato al richiamo al titolo originale, Dirty Rotten Scoundrels) - e molto più influenzato dal sottogenere cantonese di tricky kings e stangate impossibili (tipo Tricky Brains o il tardo The Tricky Master, entrambi di Wong Jing e con lo stesso Chiau protagonista) -, è un'esilarante commedia corale, un pragmatico trattato di sintassi ironica applicata al nonense. Non solo nel segno di Chiau, che approfitta di un ottimo cast multiforme e composito per fare gioco di squadra e interloquire con tutti i partecipanti, spesso e volentieri limitandosi anche solo a spalleggiare la controparte. Ne deriva un'operina leggera, fors'anche immatura e volgare, ma solidamente pensata, allo stesso modo ben diretta e tremendamente immediata. E nondimeno efficace, simpatica, divertente. Anzi, a maggior ragione talmente isterica e funzionale da poter costituire una base minima per poter approcciare il genio clownesco di Chiau senza esporsi troppo al rischio di incomprensioni (culturali) e battute a vuoto.
Nel delirio collettivo non mancano frecciate meno banali: l'apertura con Sing che nuota verso la costa fingendo di essere un immigrato clandestino (con decine di chincaglierie da vendere ai turisti sprovveduti) è un notevole esempio di satira auto-denigratoria; il duetto epocale con Teresa Mo, convinta di approfittare biecamente di un cieco e del suo portafoglio; la veloce citazione meta-cinematografica da The Killer con Sing che indica Shing Fui On (ribattezzato Big Dumb, più volte compagno di set di Chiau) come suo attore preferito; le apparizioni speciali di Sandra Ng (inseguita in abito nuziale) e Karl Maka (anche co-produttore, con Danny Lee). Sottolineati con acume da una realizzazione giustamente normale, risplendono l'astro masochista di Yuen Wah, macchiettistico combinaguai da fumetto, il truce ghigno di Roy Cheung, ovviamente cattivissimo, la maschera misurata di Wu Ma e il prezioso contorno femminile - impagabile Teresa Mo, che tiene testa al protagonista e in qualche occasione riesce a rubargli la scena; ma non da meno Amy Yip, che per ben due volte vomita in faccia alla sua immagine da bomba sexy -, valorizzato senza alcuno sforzo.

Hong Kong, 1991
Regia: Lee Lik-chi
Soggetto / Sceneggiatura: Leung Yiu Ming, Lee Lik-chi
Cast: Stephen Chiau, Teresa Mo, Wu Ma, Tien Niu, Amy Yip

Free Joomla templates by L.THEME